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Massimiliano Altobelli, Investigatore Privato a Roma, autorizzato dalla Prefettura dal 1995, svolge personalmente indagini con l'ausilio della più moderna tecnologia investigativa, fornendo al committente prove legalmente valide. Consulenze e Preventivi gratuiti 24/24 - 7/7. Tel.: 336.340.007 http://www.maximedetective.net

lunedì 2 febbraio 2015

Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.

     Quello che cerco sempre di spiegare ai Clienti è che la relazione che produrrò alla fine dell'attività investigativa, correlata da fotografie (effettuate rispettando le normative sulla privacy) e la mia diretta testinonianza in Tribunale, saranno fondamentali al fine di poter provare "l'infedeltà coniugale". 
    Ricordo infatti che, come confermatoi da molte sentenze della Cassazione, che le relazioni prodotte dall'Investigatore Privato vanno comunque, non solo confermate in Tribunale, ma si ritiene necessario che lo stesso effettui delle dichiarazioni testimoniali inerenti ai fatti da lui riscontrati.
   Questo per dire che l'attivita di indagine svolta da un Investigatore Privato non è e non deve essere  interpretata come l'attività di un fotografo che deve effettuare un "book fotografico", bensì l'attività che deve portare delle prove, se possibile e nel rispetto della Legge documentate fotograficamente, che poi andranno riferite in Tribunale.

        Alla luce di quanto detto mi chiedo perchè molti "colleghi", magari pressati dai loro Clienti, si prestino a compiere degli illeciti, di cui poi, giustamnente, pagano le conseguenze?

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma






Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.





Spesso quando tra una coppia si insinua una crisi la prima cosa a cui si pensa e' che l'altro abbia un amante. Così ci si improvvisa detective cercando di spiare tutti i movimenti dell'altro, cercando di leggere i messaggi sul telefono, controllando il numero di chiamate in entrata o in uscita oppure leggendo corrispondenza come le email. Ma tutto questo indagare e' assolutamente vietato perché costituisce violazione della privacy dell'altro coniuge.

Anche intercettare con delle microspie o registrare delle conversazioni all'interno del domicilio costituisce un illecito, quindi, e' una cosa che non può trovare giustificazione alcuna.
Il coniuge che abbia dei sospetti sulla fedeltà dell'altro può rivolgersi ad un investigatore privato ma lo stesso comunque deve attenersi a delle regole ben precise.

E' illegale, infatti, effettuare delle riprese in ambienti interni anche se il proprietario dell'immobile ha prestato il consenso per piazzare le telecamere; questo e' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione qualche tempo fa con la sentenza n. 9235 dell' 08.03.2012.
Il caso di cui si è occupato la Corte vede come protagonista un investigatore privato che in primo e secondo grado era stato condannato per aver ripreso e registrato gli incontri amorosi di una signora nella casa dell'amante. 
La cosa più assurda era stata che l'amante( cioè il proprietario di casa ) aveva dato il consenso all'investigatore di installare le telecamere e di filmare le scene anche a scopo di produzione in giudizio cioè consegnando al marito queste prove per finalità processuali.

L'investigatore, nei precedenti gradi di giudizio, era stato condannato per interferenze illecite nella vita privata e per violazione di domicilio


Fonte: Avv. Barbara Pirelli del Foro di Taranto
          Studiocataldi.it

venerdì 30 gennaio 2015

Investigatore privato smaschera dipendente con finta lombosciatalgia, che viene licenziato.





     Questa ennesima Sentenza della Cassazione conferma che l'attività investigativa svolta nei confronti di un dipendente non deve essere considerata limitata al solo accertamento del rispetto degli "orari di visita" (che per altro sono molto variati dalle ultimissime disposizioni di Legge).

Infatti molto spesso all'Investigatore Privato viene dato incarco, sempre al fine di poter far valere e/o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria , con lo scopo di verificare e accertare più nello specifico le attività quotidiane della persona, oggetto di investigazioni, al fine di verificare se compatibili o meno con il suo stato di salute dichiarato.
Il tutto ovviamente nel pieno rispetto delle disposizioni in merito di Privacy.

     Chiaramente molte persone si sentiranno "toccate nel vivo" da quello che dico e potranno obiettare che tale attività investigativa potrebbe non essere compatibile con la Privacy del dipendente in stato di malattia. 

     Però vediamo la situazione anche dagli occhi del datore di lavoro entrando nel partcolare con degli esempi.

     Ultimamanete infatti ho svolto delle attività investigative in tal senso accertando, in alcune occasioni, che dei dipendenti, in malattia, andavano, pur rispettando gli orari "di visita", a tagliare la legna (in malattia per dolori alle ossa!), a sciare in Abruzzo (avendo la febbre alta!) a fare la spesa portando le pesanti buste (avendo l'artrite!) oppure, per finire, guidando la moto (avendo subito un'operazione agli occhi che gli imponeva di stare bendati per giorni!).. Detto questo, non stà a me stabilire cosa sia giusto o sbagliato..io mi occupo di investigazioni private e porto le prove, ben documentate, al committente delle indagini.. poi saranno i loro avvocati nelle sedi più opportune a far valere i diritti di entrambe le parti..

     Certo è che usare "il sistema malattia" come è successo a Roma per i viglili urbani a capodanno per protestare o per aggiungere altri giorni ai "ponti"..non mi pare bellissimo.. a danno di chi è onesto e si reca quotidianamente a fare il proprio lavoro.

     A me questa problematica non riguarda in quanto, avendo un lavoro in corso, influenza o meno..mi alzo e vado al lavoro!

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma



Investigatore privato smaschera dipendente con finta lombosciatalgia, che viene licenziato.



Con sentenza 26 novembre 2014 n. 25162, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Pres. Macioce, Rel. Tricomi) si è occupata del licenziamento di un lavoratore dipendente, assente per malattia.
Per i giudici della Suprema Corte, deve ritenersi legittimo il licenziamento per giusta causa nel caso in cui sia risultato che un dipendente, il quale era stato assente dal servizio per lungo periodo adducendo una malattia (nella specie, lombosciatalgia acuta), a seguito di accertamenti svolti da una agenzia investigativa incaricata dal datore di lavoro, era risultato compiere azioni che appaiono “ictu oculi” incompatibili con la denunziata infermità.
In particolare, il dipendente era stato visto dagli investigatori privati caricare sull’autovettura una bombola di gas di 25 kg., che successivamente aveva trasportato presso la propria abitazione.
Inoltre era stato notato nell’atto di sostituire la ruota anteriore sinistra dell’autovettura con quella di scorta posizionata sotto il veicolo e, infine, era poi stato immortalato mentre “con molta disinvoltura e senza accusare alcuna fatica fisica, sollevava dal suolo la figlia e, camminando … dondolava la piccola”.

Fonte: di Antonio Del Gatto - www.usirdbricerca.info

domenica 18 gennaio 2015

Si fa un selfie con l'amante ma la moglie lo scopre..


     Negli ultimi tempi mi è capitato di vedere, in moltissime occasioni, che molte persone sono venute a conoscenza dell'infedeltà del proprio coniuge proprio a causa di "selfie".. Ormai di gran moda, nessuno resiste a farli anche con l'amante, magari dimenticando di cancellarli oppure salvandoli "segretamente" nel pc, nella classica cartella "xxx".
     Il discorso selfie e facebook è più complesso. Infatti molte persone pensano che non pubblicando nulla nel proprio profilo, possono stare tranquille. Ma proprio in questo, spesso, capita l'errore.. Infatti molte Clienti sono venute nel mio ufficio dicendomi di aver scoperto l'infedeltà del proprio coniuge in quanto quest'ultimo non aveva pubblicato nulla nel suo profilo e non aveva ovviamente neanche "l'amicizia" FB con l'amica, ma la moglie, che già aveva un sospetto su delle persone in particolare, ha visitato i loro profili, trovandoci le foto del proprio marito.
       Le indagini "fai da tè" su FB sono più comuni di quanto si possa credere: i Clienti mi raccontano che hanno chiesto "l'amicizia" ha persone che sospettavano, usando ovviamnete un profilo falso e, dopo averla ottenuta, sono venute a conoscenza di molte informazioni "utili".
       Moltissime persone infatti ormai sono "fissate" nel pubblicare tutto della loro vita: sono qui, sono la, saluti da tale posto, selfie, confidenze e, non per ultime, foto insime al "loro amore"..
    Ovviamente tutte queste indagini "fai da te" sono utilissime ai Clienti per capire se i loro dubbi siano fondati o meno, ma poi diventa indispensabile l'attività investigativa svolta da un Investigatore Privato autorizzato che fornirà le prove valide, relazionali e fotografiche, di quanto emerso dalle indagini.
     Non bisogna infatti fare l'errore di prendere atto di una relazione extra coniugale attraverso la lettura di un sms, di una email, ecc. e pensare di "far confessare" il proprio coniuge.. Infatti molto spesso "li per li" il coniuge preso di sorpresa confessa, ma dopo qualche ora, magari consigliato da qualcuno, nega tutto, anche l'evidenza.. la mancanza di prove certe e valide in questo caso, rischia di far passare la persona che ha scoperto tutto, dalla ragione al torto.
     Consiglio sempre alle persone di rivolgersi a me quando hanno un dubbio e fingere in casa di essere all'oscuro di tutto, mantenendo un comportamento normale. Così facendo sarò in grado di confermare  o meno i loro dubbi attraverso l'attività investigativa che porterà, in caso positivo, a portare le prove dell'infedeltà coniugale con relazione tecnica, correlata da report fotografico.

     In ogni caso l'argomento delle infedeltà coniugali è talmente vasto e delicato che non si può certo riassumere in poche righe, ma, come dico sempre:..ogni caso è diverso dall'altro..

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




Si fa un selfie con l'amante ma la moglie lo scopre.


Lucca: l'uomo si è immortalato in piazza San Marco, poi per errore ha postato lo scatto su Facebook: la moglie ha chiesto la separazione.




LUCCA. Come rovinare un matrimonio usando male le nuove tecnologie. Ne sa qualcosa un rappresentante di cinquant’anni residente nella periferia cittadina scoperto dalla moglie, che già sospettava di lui tanto da farlo spiare da un detective privato, sul suo profilo Facebook mentre abbraccia appassionatamente in piazza San Marco a Venezia ai piedi della basilica e tra i colombi la sua segreta fiamma.
Perché con la mania del selfie – che ormai ha contagiato anche i vip, da Renzi a Totti – il rappresentante ha voluto immortalare il magico momento in compagnia della bella mora di vent’anni più giovane di lui. Ma nella fregola ha scattato l’immagine e in modo compulsivo, sbagliando tasto, ha inviato quello scatto galeotto direttamente sul proprio profilo. La prova provata del tradimento che gli è costato la separazione.
E dire che  la consorte – una coetanea di buona famiglia – sospettando una tresca vista le sue continue assenze da casa giustificate per i classici motivi di lavoro aveva incaricato di spiarlo l’agenzia investigativa Bianchi. Nel giro di un paio di mesi i detective erano riusciti a scoprire che il rappresentante si era legato a un’impiegata trentenne residente nella Piana. E c’era la possibilità di sorprenderli in "flagranza di reato" perché lui a novembre aveva organizzato un week end a Venezia con la nuova fiamma facendo credere alla consorte – che aveva mangiato la foglia assecondandolo e fingendosi dispiaciuta per la sua assenza improvvisa – di dover assistere a un convegno importantissimo con un paio di imprenditori suoi fedeli clienti.
L’investigatore privato con una sua collaboratrice erano partiti a loro volta per il capoluogo veneto per cogliere la coppia in flagrante adulterio. Avevano prenotato nello stesso albergo e addirittura, fingendosi pure loro fidanzati,  si trovavano a pochi passi dal rappresentante e dall’impiegata proprio nel momento in cui si sono fatti il selfie. Logico che le riprese fotografiche e filmate dei detective si sono rivelate  fondamentali per la causa di separazione. Ma forse alla moglie tradita sarebbe bastato controllare il profilo facebook del marito per evitare i costi dell’agenzia privata. 

fonte: iltirreno.geolocal.it

venerdì 9 gennaio 2015

La nuova frontiera della gelosia, i software spia..


Quasi quotidianamente ricevo chiamte da persone che sono interessate all'uso di "software spia" per effettuare "investigazioni fai da te" nei confronti dei loro coniugi.. sempre quotidianamente sono costretto a perdere tempo per spiegare che l'uso di tali software costituisce un grave reato penale e quindi non è possibile effettuarlo in alcun modo..

Perché tutto questo?

Per aricoli come quelli che riporto di seguito, in cui si fà riferimento a tali sistemi, al loro uso e alla loro efficacia, ecc.ecc. Tutte belle parole, ma nessuno, in altri articoli simili, si è mai degnato di spiegare al lettore che, usando tali sistemi, incorre in dei reati penali gravissimi, inclusa la vilazione della Legge sulla Privacy, con serie conseguenze..

Cerco di fare chiarezza sull'argomento.

Il software spia e un'applicazione che se istallata su telefoni androird o apple, permette di ricevere copia dei messaggi, lista chiamate, sentire le chiamate ecc., sul telefono dove è stata istallata l'applicazione.

Ovviamente tutte le informazioni acquisite non potranno in nessun modo essere usate in quanto acquisite violando la Legge.

L'attività investigativa è tutt'altra cosa. 

Faccio un esempio: se un mio Cliente ha dei dubbi sulla fedeltà della propria coniuge, mi conferisce un regolare incarico che mi autorizza ad effettuare un'attività di indagine in mabito privato. A quel punto posso intervenire, studiare la situazione con lo scopo di capire quando e dove potrebbe essere l'eventuale luogo dell'incontro, anche usando la localizzazione satellitare (gps) sull'eventuale automezzo in uso alla persona oggetto di indagini. Dopo aver "capito" la situazione, mi porto sul posto accertando e documentando fotograficamente (o filmando) i fatti. Magari in più occasioni per accertare la "continuità". A quel punto relaziono quanto emerso dalle indagini e produco una relazione su carta intestata, correlata dalle fotografie (di cui mi assumo la responsabilità) e la consegno al Cliente. Quest'ultimo potrà consegnarla al suo legale di fiducia che la userà per effettuare una causa di separazione in cui verrò chiamato a testimoniare quanto emerso dalle mie investigazioni.

Ecco, questa è l'attività investigativa che svolgo, pressochè quotidianamente, non violando alcuna Legge e/o normativa sulla Privacy.

La mentalità comune è quella di pensare che l'Investigatore Privato svolge una professione che, tendenzialmente, viola la Privacy delle persone, ma NON E' AFFATTO COSI'.

L' Investigatore Privato infatti non svolge (anche perchè severamente vietato dalla Legge) indagini su sua iniziativa, bensì viene incaricato da "un avente diritto", cioè da una persona che "deve far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria nei confronti della persona oggetto di indagini".

La domanda che pongo è: se il mio Cliente, ad esempio, è il coniuge della persona oggetto di indagine, ha o no il sacrosanto diritto di sapere se la propria coniuge lo "tradisce" avendo una relazione extra coniugale? Oppure "è una mancanza di rispetto nei confronti della propria coniuge" accertarlo?

Penso proprio di si. Ha tutto il diritto di commissionare una investigazione privata che, nel rispetto di tutte le normative vigenti, porterà le prove di quanto accertato dalle indagini. Ne negative, ne positive, in quanto non stà a me giudicarlo, ma semplicemente "uno spaccato della realtà"!

E questo è quello che faccio da venti anni.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




La nuova frontiera della gelosia, i software spia.


Dite addio all’investigatore privato se avete dubbi sulla fedeltà del vostro patner.
Non solo le grandi agenzie di sicurezza internazionali hanno il denaro e le tecnologie per poter “spiare” telefoni e computer. Infatti con solo 70€ online si possono acquistare software che permetto l’ascolto delle telefonate, la lettura dei messaggi e la visione delle chat sui social network.
Il fenomeno che potrebbe far sorridere la maggior parte delle persone, ha raggiunto livelli preoccupanti in Gran Bretagna. Secondo l’organizzazione britannica Digital Trust, da sempre in prima linea in difesa delle vittime di stalking, il 50% delle vittime che hanno denunciato questo reato, erano sottoposte a controllo informatico. In più Women’s Aid aggiunge che il 41% delle donne che hanno subito violenza domestica avevano, a loro insaputa, controllati telefoni e computer da questo tipo di applicazioni.
La cosa ancor più grave è che questi software danno la possibilità di inviare messaggi ed email a nome della vittima e nella maggior parte dei casi questo meccanismo viene utilizzato per compromettere la reputazione della vittima con l’invio di foto e messaggi privati.
Il fenomeno in pericoloso aumento in Gran Bretagna ha conseguenze drammatiche, perchè con una cifra modesta e con una conoscenza teconologica oramai alla portata di tutti si può rovinare per sempre la vita del patner, in maniera che nessuna forma di gelosia possa giustificare.

fonte: italnews.info

lunedì 29 dicembre 2014

Furto di dipendenti: investigazioni lecite da parte del datore di lavoro?



Ritengo che sia l'ennesima Sentenza della Corte di Cassazione che permette sempre più di prendere atto che l'attività investigativa, svolta da Investigatori Privati autorizzati, risulta essere sempre più necessaria per far valere un proprio diritto in sede giudiziaria.
Nella mia attività di Investigatore Privato a Roma infatti mi è capitato in più di una occasione di avere a che fare con attività investigative del genere. Spesso è capitato di cogliere sul fatto dipendendi che effettuavano veri e propri furti, sia ai danni del datore di lavoro che ad altri dipendenti.
Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato Roma






Furto di dipendenti: investigazioni lecite da parte del datore di lavoro?



E’ lecito l’impiego di investigatori privati per la tutela del patrimonio aziendale?
La sentenza della Corte di Cassazione n. 25674, del 4 dicembre 2014, si inserisce in un solco tracciato da un orientamento ormai consolidato che ritiene leciti i controlli datoriali effettuati a mezzo di agenzia investigativa per verificare gli illeciti del lavoratore che non riguardino il mero inadempimento della prestazione, ma incidano sul patrimonio aziendale.
E’ quindi legittimo il licenziamento intimato per giusta causa alla cassiera sorpresa da investigatori, appositamente ingaggiati dal datore che nutriva dubbi, a sottrarre somme non contabilizzate.
Nel caso di specie è stata, altresì, ritenuta non sproporzionata la sanzione espulsiva a causa della reiterazione del fatto (le somme erano state sottratte due volte a distanza di sole 48 ore) e delle funzioni particolarmente delicate e di responsabilità dell’addetta alla cassa: elementi che fanno venir meno il legame fiduciario.
Sul punto occorre ricordare che gli articoli 2, 3 e 4 dello Statuto dei lavoratori pongono dei limiti al potere di controllo del datore di lavoro, rispettivamente, per la tutela del patrimonio aziendale effettuato tramite le guardie giurate, al controllo della prestazione lavorativa da parte del personale di vigilanza e al controllo “occulto” ovvero da remoto effettuato tramite impianti audiovisivi o altre apparecchiature. Nella sentenza in commento la Suprema corte, confermando quanto deciso lo scorso marzo con un’altra sentenza in materia di controllo sull’utilizzo improprio dei permessi di cui alla legge 104/1992* (Cassazione 4 marzo 2014, n. 4984), ha statuito che gli articoli 2 e 3 dello Statuto dei lavoratori, pur delimitando la sfera d’intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi – e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale (articolo 2) e di vigilanza dell’attività lavorativa (articolo 3) – «non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (quale, nella specie, un’agenzia investigativa) diversi dalla guardie particolari giurate per la tutela del patrimonio aziendale, né, rispettivamente, di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli articoli 2086 e 2104 del codice civile, direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica», atteso che il controllo dell’agenzia investigativa «deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione».
Conseguentemente, la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento sul presupposto che, nel caso in esame, si era «trattato di controlli diretti a verificare eventuali sottrazioni di cassa» e quindi diretti a salvaguardare il patrimonio aziendale.

fonte: camminodiritto.altervista.org

Detective in azienda: il datore può spiare i dipendenti con l’investigatore privato


Le indagini nel settore “commerciale” rappresentano un 35% delle attività da me svolte in qualità di Investigatore Privato a Roma, infatti la maggioranza dell’attività investigativa è rappresentata dalle indagini nel settore “privato”, in particolare nelle Infedeltà Coniugali.
Queste nuove sentenze di Cassazione, unitamente alle altre già uscite in passato nelle stessa materia, rappresentano un passo avanti nell’impiego delle investigazione da parte di privati e di aziende.

In molte occasioni mi è capitato infatti di svolgere indagini inerenti l’infedeltàaziendale, cioè quando un dipendente di un’azienda “vende”, “comunica” segreti o strategie aziendali alla concorrenza e quindi favorendo una concorrenza sleale.

Ma sono migliaia i casi in cui un’azienda potrebbe essere “tradita” da un proprio dipendente: iniziando dal pasticcere che comunica le ricette alla concorrenza al dipendente di una grande azienda che si vende la lista clienti alla concorrenza.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma


Detective in azienda: il datore può spiare i dipendenti con l’investigatore privato.


Per scoprire chi ruba in azienda, è possibile ingaggiare lo 007 per i controlli occulti sui dipendenti.


Il datore di lavoro può far spiare i propri dipendenti dall’agenzia investigativa privata. Su questo ormai non ci piove!   Lo può fare fuori dall’azienda:   1. per controllare se il lavoratore sta usufruendo illegittimamente dei permessi della “104”  2. oppure per verificare se il dipendente è davvero in malattia (leggi “Il datore può far pedinare dagli investigatori il dipendente in malattia”);   ma lo può fare anche all’interno dell’azienda, per infliggere il licenziamento per giusta causa nei confronti di chi viene pescato a rubare i beni dell’azienda. Secondo infatti una sentenza della Cassazione di poche ore fa [1] sono legittimi i controlli occulti affidati ai detective se non riguardano l’inadempimento della prestazione ma le condotte del dipendente che incidono sul patrimonio della società.   Inutile aggrapparsi allo Statuto dei lavoratori che vieta i controlli a distanza dei dipendenti. La privacy e le garanzie lavoristiche vengono meno quando è in gioco la sicurezza dell’azienda e l’integrità del suo patrimonio. Il divieto dei controlli occulti imposto al datore, invece, riguarda solo i casi in cui l’indagine si spinga a verificare l’efficienza e la produttività del dipendente.   Non è contestabile il licenziamento in tronco, senza alcun preavviso, nei confronti di chi è sorpreso a rubare sul posto di lavoro. Ciò che, però, aggiunge la sentenza in commento è che le prove del reato possono essere fornite in qualsiasi modo, anche dall’agenzia di investigazione privata ingaggiata ad hoc dall’imprenditore, che evidentemente sospetta del dipendente.   Lo spionaggio è tanto più legittimo quanto più si ha a che fare con incarichi “delicati” come quello della cassiera o del magazziniere. La delicatezza della funzione svolta da chi ha il maneggio di denaro o di chi ha la detenzione di tutta la merce dell’imprenditore non consente alcuna tolleranza.   Insomma, ben può il datore di lavoro rivolgersi a detective privati – diversi dalle guardie giurate chiamate a sorvegliare l’azienda dai furti esterni – laddove gli investigatori sono incaricati di spiare gli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento del prestatore d’opera. - 



Fonte: laleggepertutti.it

lunedì 8 dicembre 2014

Detective e tradimenti: la prova dell’investigatore vale solo come testimonianza.




  Da quello che leggo dalla Sentenza, ma già era chiaro e risaputo, L' investigatore privato deve confermare in udienza e quindi essere sentito come testimone, mentre il solo rapporto scritto non è considerato prova.

  Questo è chiaro però bisogna anche dire un'altra cosa e cioè che, avendo in mano un'ottima relazione correlata da fotografie inequivocabili, è molto facile che in udienza non ci si arrivi proprio. Infatti dalla mia esperienza ventennale nel settore delle investigazioni private ed in particolare nelle infedeltà coniugali, posso dire ho visto molti Clienti risolvere arrivando ad una separazione "consensuale forzata". Intendo dire che non avendo le prove, chiunque è portato a negare, ma, molto spesso, messo di fronte a prove inconfutabili ed eclatanti..tende  ad accettare una separazione consensuale.

  Le persone dovrebbero iniziare a capire che non esiste, a mio avviso, una separazione che va bene e un'altra che va male. La separazione è comunque un fallimento, quindi è da considerarsi come "un incidente" in cui bisogna cercare di limitare i danni e quindi interpretarla come una "trattativa" in cui si cerca di far valere le proprie ragioni, sempre con il buonsenso.

Purtroppo però molte persone vedono nella separazione un'occasione dove potersi vendicare con il proprio ex coniuge e spesso chi ci va di mezzo sono i figli..

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma








Detective e tradimenti: la prova dell’investigatore vale solo come testimonianza.





Qualsiasi relazione dell’agenzia investigativa non può entrare nel processo civile se non attraverso la forma della testimonianza.   Il Tribunale di Milano è stato chiaro: i report delle agenzie investigative – da cui si evince il tradimento del coniuge – non possono costituire una prova nel giudizio civile di separazione. Per la dimostrazione al giudice del rapporto fedifrago, il detective deve essere sentito come testimone e, quindi, andare a ripetere davanti al giudice ciò che ha visto e fotografato.   In altre parole, il rapporto dello 007, da cui emergono i pedinamenti, gli appostamenti, le registrazioni possono entrare nel processo civile solo rispettando il principio del contraddittorio, ossia dando la possibilità alla controparte di difendersi. E ciò avviene solo chiamando a testimone l’investigatore privato.

fonte: laleggepertutti.it




martedì 25 novembre 2014

Pedinare la moglie non è reato




Questa Sentenza conferma che, quando si svolge un'investigazione per far valere o difendere un proprio diritto in sede Giudiziaria, non si commette alcun reato nell'effettuare un "pedinamento". 
Ovviamente ne da chi è un Investigatore Privato regolarmente autorizzato dalla Prefettura e neanche dal diretto interessato. Si specifica però che tale "attività" viene posta in essere dal "diretto interessato" e quindi non "in forma imprenditoriale"; non vorrei che fosse interpretata come "un via libera" ad effettuare abusivamente la professione di investigatore privato. Attenzione perchè si incorre in reati penali molto facilmente.
Ricordo infine che il "pedinamento" avverò l'attività di osservazione statica e dinamica, viene intesa come attività in cui la persona oggetto di indagine non si occorge di nulla in quanto, in caso contrario, sarebbe un inseguimneto e quindi reato di molestia. A mio avviso.
Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma 




Pedinare la moglie non è reato



Il detective-investigatore privato che non svolge attività imprenditoriale non deve avere la licenza del Prefetto.


Il marito ben può pedinare la propria moglie o incaricare un’altra persona di farlo per conto suo, senza per questo commettere alcun reato (tantomeno quello di investigazioni abusive).

Infatti, sebbene la legge [1] stabilisca che, senza licenza del Prefetto, è vietato di eseguire investigazioni o ricerche o di raccogliere informazioni per conto di privati, il riferimento di tale norma è ad una attività svolta in forma imprenditoriale.

Risultato: quando il pedinamento è episodico ed effettuato nei confronti di una singola persona non scatta alcun crimine. Neanche si può invocare il rispetto della privacy se il pedinamento avviene in luoghi pubblici come la strada o le corsie di un negozio.

A chiarirlo è stata una sentenza della Cassazione di giovedì scorso [2].

Formula piena: assolto [3], perché “il fatto non costituisce reato”, il marito e il cognato di una donna per avere eseguito nei suoi confronti attività investigativa, di pedinamento, ricerca e raccolta di informazioni.

Secondo i giudici, quando l’attività di investigazioni, ricerca o raccolta di informazioni è svolta – anche se per conto terzi – in forma imprenditoriale, è suscettibile di interferire con le attività della polizia. Pertanto, in tali casi (e solo in tali casi) essa è subordinata al rilascio dell’autorizzazione del Prefetto che valuta l’eventuale “pericolo di compromissione della sicurezza pubblica e della libertà dei cittadini”.

Completamente diverso è il discorso in caso di controlli semplici e saltuari, senza alcun supporto organizzativo. Tale è proprio il caso di un uomo che, coadiuvato da un detective privato o da un amico, svolgano una serie di attività di sorveglianza di una persona (la moglie, nel caso di specie), mediante controlli saltuari, anche se protratti per più mesi, senza alcun supporto organizzativo.

Tali comportamenti di controllo e ricerca di informazioni svolte da un privato nel suo particolare interesse e nei confronti di una singola persona (la moglie) non costituiscono alcun reato.

La condotta in questione non integra, dal punto di vista materiale, alcuna fattispecie incriminatrice. Insomma, detto in parole povere, non esiste alcuna norma – neanche quelle sulla privacy – che vieti tale comportamento di pedinamento. E quindi non scatta alcun comportamento penalmente rilevante.

[1] Art. 134 del r.d. n. 733/1991 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). 
[2] Cass. sent. n. 48264 del 20.11.2014. 
[3] Dal reato di cui all’art. 134 del r.d. n. 733/1991 (T.U.L.P.S.). - 

Fonte: laleggepertutti.it   (http://www.laleggepertutti.it/59597_pedinare-la-moglie-non-e-reato)

martedì 7 ottobre 2014

Intercettazioni del marito infedele: assolti gli 007 di casalinghe disperate.



Notizia pericolosa. Ho trovato in rete questa notizia, ma non ho ancora avuto modo di approfondirla e di leggere la Sentenza.
A primo impatto però dico di stare molto attenti, perchè si potrebbe pensare che da oggi sia lecito fare questo tipo di operazioni, invece non lo è affatto.

Io dico sempre a chi me lo chiede, che in ventidue anni che mi occupo prevalentemente di Infedeltà Coniugali, che i casi si risolvono controllando visivamente la persona oggetto di indagini. Non esistono i "rapporti solo telefonici", quindi le persone prima o poi si vedono e quindi si "beccano", potendo fare le fotografie, che sono perfettamente legali.

Anche perché le prove da consegnare al Committente devono essere presentabili al Tribunale e io dovrò essere chiamato in udienza a confermarle, quindi non vedo come si possa risolvere un problema di infedeltà con un software.

Ovviamante la tecnologia di un pedinamento ormai è avanzata e si basa anche sull'uso del gps, ma questa è un'altra storia..

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma






Intercettazioni del marito infedele:
assolti gli 007 di casalinghe disperate.






A tremare non sono i servizi segreti, ma solo i partner poco avvezzi alla sincerità. Le bugie e i tradimenti possono essere svelati da un semplice software installato sul proprio cellulare che poi duplica i messaggi ricevuti e li spedisce a un altro utente. E se c'è davvero qualcosa da nascondere e l'altro utente è il proprio partner possono essere dolori. Non è questo il caso, ma è la morale della storia finita davanti al giudice Fortunata Volpe. Tra moglie e marito c'ha messo il dito un'agenzia investigativa, finita alla sbarra per quell'applicazione impicciona e delatrice. L'accusa? Cognizione illecita di comunicazioni o conversazioni telefoniche, secondo l'articolo 617 del codice penale. Con il pm Massimo Casucci che ha contestato al socio dell'agenzia investigativa e al suo collaboratore di aver installato sui cellulari della loro cliente e di suo marito (presunto fedifrago) un software idoneo a consentire alla signora «di prendere conoscenza di tutti i messaggi sms inviati» dal marito.
Insomma, non era necessario cercare le prove del tradimento, perché, se fosse stato vero, sarebbero arrivate da sole sul cellulare della donna mangiata dal dubbio. Lo ha raccontato lei stessa ai carabinieri, spiegando il timore di essere tradita e la decisione di rivolgersi a un'agenzia di investigazioni private, scelta a casa sull'elenco. I primi pedinamenti, la richiesta di comprare una sim e di rubare per qualche minuto il cellulare al marito. Lo scambio e la nuova sim che inizia a ricevere tutti i messaggi dell'uomo. Che evidentemente non nascondeva nulla, visto che i due si chiariscono e alla signora resta solo la parcella dell'agenzia a ricordare la sua crisi coniugale. Ma quelle intercettazioni non vengono dimenticate e i due 007 per casalinghe disperate, difesi dagli avvocati Marco Brusco, Mirella Anania e Giuseppe De Lio, finiscono sotto processo. Assolti, ieri, per non aver commesso il fatto. «Sono sempre stato convinto dell'assoluzione - commenta l'avvocato Brusco (nella foto) -. La correttezza e la professionalità che hanno sempre contraddistinto l'operato del mio assistito non potevano portare a una diversa conclusione. Finalmente gli è stato restituito l'onore». 

fonte: ilmessaggero.it

La rivoluzione della pillola blu: l’infedeltà è over65.



Ho trovato in rete questa curiosa notizia. Effettivamente, pensandoci bene, nei tanti casi svolti di infedeltà coniugale nella mia professione di Investigatore Privato a Roma, devo dire che ultimamanete si stà alzando la media di età dei mariti e/o delle mogli infedeli. 
Anni fà infatti era molto raro vedere persone di oltre 65 anni di età avere relazioni extra coniugali, specialmente nelle donne, invece ultimamente devo dire che non è più così raro.
Pillola blu? mah...

Massimiliano Altobelli - Detective Privato Roma


La rivoluzione della pillola blu: l’infedeltà è over65.



Correte, scappate, le volpi sono argentate. Secondo un sondaggio condotto dal popolare sito di incontri extraconiugali AshleyMadison.com su un campione di 13.256 utenti maschili sopra i 65 anni di età, una nutrita fetta di arzilli nonnetti sta, pian piano, iniziando ad affollare il gruppo dei traditori seriali. A livello globale, il fenomeno delle “volpi argentate” interessa l’1,4% degli oltre 28 milioni di membri del sito, con considerevoli picchi in Stati Uniti (1,9%), Canada (1,6%), Regno Unito (1,4%), Australia (1%) e Brasile (0,6%).
Grazie ad una semplice pillola blu, dunque, si è in grado di ritrovare vigore e passione. In poco tempo la "Viagra Generation" ha stravolto le regole del gioco sotto le lenzuola arruolando un numero sempre maggiore di "Papi" a caccia di amanti decisamente più giovani. "Molti uomini di età superiore ai 65 anni fantasticano ancora sul sesso e con frequenza maggiore rispetto alle loro mogli che non hanno più interesse per i rapporti intimi – afferma Noel Biderman, CEO e fondatore di AshleyMadison.com. Si tratta di uomini che provengono da ambienti aziendali e imprenditoriali, abituati ad essere proattivi, a reagire di fronte a un problema, a prendere in mano le redini anche nella sfera sessuale".
Secondo i dati raccolti da AshleyMadison.com l’87,8% degli uomini appartenenti alla "Viagra Generation" hanno scappatelle con donne di almeno 10 anni più giovani, evidentemente più attive rispetto alle proprie mogli. Il 67% degli “old cheaters” infatti dichiara di tradire la storica compagna perchè intrappolato in un matrimonio senza sesso, mentre il 39% ammette di essere ancora alla ricerca di nuove e vibranti emozioni. Per quanto riguarda il profilo degli over traditori il 69,1% è rappresentato da imprenditori che ancora gestiscono le proprie aziende. Soltanto l’8,6% degli utenti over65, invece, è in pensione. Ha concluso la propria attività lavorativa, ma non ha perso la voglia di un’attività tra le lenzuola.  

fonte: quotidianodiragusa.it

9 cose sul tradimento che non sapevi.


Questo è un post che ho trovato "nella mia solita ricerca quotidiana" in rete. 
Molte cose riportate sono condivisibili, altre meno.
Nella mia professione di Investigatore Privato a Roma posso semplicemente affermare che, per quanto riguarda l'infedeltà, ogni casp è a se.. non è possibile generalizzare.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma


9 cose sul tradimento che non sapevi.