venerdì 15 giugno 2018

Divorzio, Cassazione: criterio per assegno è autosufficienza e non tenore di vita


L’utilizzo dell’investigatore privato per la revisione dell’assegno di mantenimento.



     La determinazione dell’entità dell’assegno di mantenimento è sempre più spesso oggetto di lunghe cause giudiziarie. I possibili cambiamenti del tenore di vita di uno dei due partner, separato o divorziato, possono essere oggetto di modifica dell’assegno di mantenimento.

In sede di giudizio possono essere infatti prodotte prove che attestino le reali condizioni economiche del partner affiche il giudice possa stabilire un congruo assegno di mantenimento. In questa situazione, sempre più spesso, il coniuge che deve versare il contributo mensile, si affida ad un investigatore privato autorizzato affiche quest’ultimo, in maniera del tutto lecita, possa raccogliere delle prove sulle reali condizioni economiche del partner.

I cambiamenti che possono essere utilizzati in giudizio per la rivalutazione dell’assegno di mantenimento possono riguardare un’attività lavorativa non dichiarata da parte del coniuge che riceve l’assegno oppure una convivenza stabile e duratura con un nuovo partner (formando di fatto un nuovo nucleo famigliare).

Di recente, con una sentenza della Cassazione (sentenza Grilli n. 11504/2017), si è aperto un nuovo scenario per ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento poiché, con una sentenza, si è specificato che la  convivenza sotto lo stesso tetto non è l’unico elemento per essere considerati una coppia di fatto.

La stessa Corte di Cassazione ha infatti sancito che “se marito e moglie possono avere due residenze diverse e abitare in luoghi diversi non si vede perché cià non possa avvenire anche per le coppie di fatto”.  

La nuova relazione taglia pertanto ogni legame con lo stile di vita del precedente coniugio escludendo l’obbligo di mantenimento con il coniuge.
Ottenere pertanto, attraverso l’utilizzo di un investigatore privato autorizzato, le prove di una nuova relazione potrebbe far venir meno l’obbligo di mantenimento da parte del coniuge più debole.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma





Divorzio,

Cassazione: criterio per assegno è autosufficienza e non tenore di vita.


Così la Suprema Corte nella sentenza n. 11504/17: "Mantenimento non va riconosciuto a chi è indipendente economicamente". Ovvero, possiede redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, "capacità e possibilità effettive" di lavoro personale e "la stabile disponibilità" di un'abitazione.







ROMA - La Cassazione stabilisce nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per assegnare l'assegno divorzile al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità".

Una rivoluzione, a cui la Cassazione è arrivata con la sentenza 11504, depositata oggi, relativa a un divorzio "eccellente" tra un ex ministro e un'imprenditrice. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la signora reclamava l'assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014, che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione reddituale e valutato che l'ex ministro dopo la fine del matrimonio aveva subito una "contrazione" dei redditi.

Pronunciandosi sul caso, la Cassazione ha corretto anche la motivazione del verdetto della Corte d'Appello di Milano: a far perdere all'ex moglie dell'ex ministro il diritto all'assegno non è il fatto che si supponga abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva" perché è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere - conclude la Cassazione - che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale".

La Cassazione entra nella ratio della sentenza 11504 con una apposita nota: "La Prima sezione civile - si legge - ha superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell'assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell'assegno, avente natura assistenziale, l'indipendenza o autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede".

La Corte ha ritenuto che il parametro del tenore di vita goduto durante il matrimonio non sia più un orientamento "attuale": con la sentenza di divorzio, osserva la prima sezione civile, "il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale".

Dunque, secondo i supremi giudici, va individuato un "parametro diverso" nel "raggiungimento dell'indipendenza economica" di chi ha richiesto l'assegno divorzile: "Se è accertato - si legge nella sentenza depositata oggi - che (il richiedente) è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto". I principali indici che la Cassazione individua per valutare l'indipendenza economica di un ex coniuge sono il "possesso" di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le "capacità e possibilità effettive" di lavoro personale e "la stabile disponibilità" di un'abitazione.

Gian Ettore Gassani, presidente dell'associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, non esita a parlare di "terremoto giursprudenziale". "La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11504/17, ha rivoluzionato il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell'assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione - scrive Gassani -. La Cassazione ha cambiato il criterio per riconoscere l'assegno al coniuge economicamente più debole e ha ritenuto che non sia più possibile valutare come parametro il tenore di vita dei coniugi goduto in costanza di matrimonio". 

"Secondo i giudici - prosegue il presidente degli avvocati matrimonialisti - l'assegno divorzile può essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. 

Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l'assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali".

Fonte: repubblica.it