venerdì 15 giugno 2018

Divorzio, Cassazione: criterio per assegno è autosufficienza e non tenore di vita


L’utilizzo dell’investigatore privato per la revisione dell’assegno di mantenimento.



     La determinazione dell’entità dell’assegno di mantenimento è sempre più spesso oggetto di lunghe cause giudiziarie. I possibili cambiamenti del tenore di vita di uno dei due partner, separato o divorziato, possono essere oggetto di modifica dell’assegno di mantenimento.

In sede di giudizio possono essere infatti prodotte prove che attestino le reali condizioni economiche del partner affiche il giudice possa stabilire un congruo assegno di mantenimento. In questa situazione, sempre più spesso, il coniuge che deve versare il contributo mensile, si affida ad un investigatore privato autorizzato affiche quest’ultimo, in maniera del tutto lecita, possa raccogliere delle prove sulle reali condizioni economiche del partner.

I cambiamenti che possono essere utilizzati in giudizio per la rivalutazione dell’assegno di mantenimento possono riguardare un’attività lavorativa non dichiarata da parte del coniuge che riceve l’assegno oppure una convivenza stabile e duratura con un nuovo partner (formando di fatto un nuovo nucleo famigliare).

Di recente, con una sentenza della Cassazione (sentenza Grilli n. 11504/2017), si è aperto un nuovo scenario per ottenere la revisione dell’assegno di mantenimento poiché, con una sentenza, si è specificato che la  convivenza sotto lo stesso tetto non è l’unico elemento per essere considerati una coppia di fatto.

La stessa Corte di Cassazione ha infatti sancito che “se marito e moglie possono avere due residenze diverse e abitare in luoghi diversi non si vede perché cià non possa avvenire anche per le coppie di fatto”.  

La nuova relazione taglia pertanto ogni legame con lo stile di vita del precedente coniugio escludendo l’obbligo di mantenimento con il coniuge.
Ottenere pertanto, attraverso l’utilizzo di un investigatore privato autorizzato, le prove di una nuova relazione potrebbe far venir meno l’obbligo di mantenimento da parte del coniuge più debole.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma





Divorzio,

Cassazione: criterio per assegno è autosufficienza e non tenore di vita.


Così la Suprema Corte nella sentenza n. 11504/17: "Mantenimento non va riconosciuto a chi è indipendente economicamente". Ovvero, possiede redditi, patrimonio mobiliare e immobiliare, "capacità e possibilità effettive" di lavoro personale e "la stabile disponibilità" di un'abitazione.







ROMA - La Cassazione stabilisce nuovi parametri in materia di assegno di divorzio: conta il criterio dell'indipendenza o autosufficienza economica, non il tenore di vita goduto nel corso delle nozze per assegnare l'assegno divorzile al coniuge che lo richiede. Il matrimonio cessa così di essere "sistemazione definitiva": sposarsi, scrive la Corte, è un "atto di libertà e autoresponsabilità".

Una rivoluzione, a cui la Cassazione è arrivata con la sentenza 11504, depositata oggi, relativa a un divorzio "eccellente" tra un ex ministro e un'imprenditrice. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la signora reclamava l'assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014, che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione reddituale e valutato che l'ex ministro dopo la fine del matrimonio aveva subito una "contrazione" dei redditi.

Pronunciandosi sul caso, la Cassazione ha corretto anche la motivazione del verdetto della Corte d'Appello di Milano: a far perdere all'ex moglie dell'ex ministro il diritto all'assegno non è il fatto che si supponga abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre "superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva" perché è "ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere - conclude la Cassazione - che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell'ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale".

La Cassazione entra nella ratio della sentenza 11504 con una apposita nota: "La Prima sezione civile - si legge - ha superato il precedente consolidato orientamento, che collegava la misura dell'assegno al parametro del tenore di vita matrimoniale, indicando come parametro di spettanza dell'assegno, avente natura assistenziale, l'indipendenza o autosufficienza economica dell'ex coniuge che lo richiede".

La Corte ha ritenuto che il parametro del tenore di vita goduto durante il matrimonio non sia più un orientamento "attuale": con la sentenza di divorzio, osserva la prima sezione civile, "il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale".

Dunque, secondo i supremi giudici, va individuato un "parametro diverso" nel "raggiungimento dell'indipendenza economica" di chi ha richiesto l'assegno divorzile: "Se è accertato - si legge nella sentenza depositata oggi - che (il richiedente) è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto". I principali indici che la Cassazione individua per valutare l'indipendenza economica di un ex coniuge sono il "possesso" di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le "capacità e possibilità effettive" di lavoro personale e "la stabile disponibilità" di un'abitazione.

Gian Ettore Gassani, presidente dell'associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, non esita a parlare di "terremoto giursprudenziale". "La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11504/17, ha rivoluzionato il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell'assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione - scrive Gassani -. La Cassazione ha cambiato il criterio per riconoscere l'assegno al coniuge economicamente più debole e ha ritenuto che non sia più possibile valutare come parametro il tenore di vita dei coniugi goduto in costanza di matrimonio". 

"Secondo i giudici - prosegue il presidente degli avvocati matrimonialisti - l'assegno divorzile può essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. 

Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l'assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali".

Fonte: repubblica.it



giovedì 10 maggio 2018

Cassazione: lui cerca incontri sul web e lei lo lascia, è infedeltà e non è abbandono di tetto coniugale.



     Dopo anni e anni di professione come Investigatore Privato a Roma dal 1995, posso dire di aver appurato che tradire è tradire, sia che lo si fa con il pensiero, sia fisicamente che attraverso una tastiera di un pc, sempre una infedeltà è; ovviamente cambia la rilevanza, la gravità, ecc. non è paragonabile un "tradimento" fatto solo perché si è intrapresa una relazione virtuale fine a se stessa, ad un altro "tradimento" in cui si incontra una persona fisicamente.. 

La differenza la fa il rapporto di fiducia che si instaura con il nostro partner che generalmente, almeno per quanto concerne le "fantasie" o qualche "pensiero" verso un lui o una lei, vengono giustificate reciprocamente, ma per il tradimento fisico invece è impossibile farla franca. 

Come Investigatore Privato, tornando alla sentenza, spesso mi capita di ricevere clienti in ufficio che portano gli smartphone, i tablet e i notebook dei rispettivi patner con la speranza e la convinzione che, in quanto investigatori privati, siamo autorizzati ad accedere abusivamente in qualsiasi dispositivo informatico per poter accedere ai dati custoditi all'interno. Ma ovviamente non è così. 

La signora in questione è stata indubbiamente molto fortunata a reperire dati e informazioni utili, in maniera legale, dal pc del marito, come è stato altrettanto bravo il suo avvocato a far valere le richieste della sua Cliente. Per tutti gli altri, l'unico modo per far valere e difendere un proprio diritto in Tribunale è quello che rivolgersi ad un Investigatore Privato, autorizzato dalla Prefettura.



Cassazione: lui cerca incontri sul web e lei lo lascia, è infedeltà e non è abbandono di tetto coniugale.



Non commette abbandono di tetto coniugale la moglie che va via di casa dopo aver sorpreso il marito a navigare sul web in cerca di relazioni con altre donne, perchè si tratta di una «circostanza oggettivamente idonea a compromettere la fiducia tra i coniugi e a provocare l’insorgere della crisi matrimoniale all’origine della separazione». Lo sottolinea la Cassazione respingendo il ricorso di un ex marito, che voleva addebitare la causa della separazione alla moglie, per violazione dell’obbligo di coabitazione dopo che la signora se ne era andata via piantandolo in asso su due piedi, appena scoperto che lui cercava altri incontri con compagnia femminile sul web. L’uomo che ha una pensione di tremila euro mensili chiedeva anche di eliminare l’obbligo di contribuire con 600 euro al mese al mantenimento della moglie separata, una signora benestante e molto più giovane di lui, ma gli "ermellini" - con la decisione 9384 della Prima sezione civile - hanno confermato l'assegno. 
Con questa sentenza, la Suprema Corte ha convalidato il verdetto emesso dalla Corte di Appello di Bologna che nel 2014 aveva equiparato la navigazione sui siti d’incontri alla violazione dell’obbligo di fedeltà. In Cassazione, l’uomo, distinto signore in pensione ancora in cerca di avventure nonostante le sue recenti nozze con la giovane consorte, si è lamentato del fatto che i magistrati bolognesi avevano «ritenuto giustificato l’allontanamento della moglie dalla casa coniugale senza preavviso esclusivamente per la scoperta di un suo interesse alla ricerca di compagnie femminili sul web». 
Ad avviso del marito lasciato, «tale circostanza non era sufficiente a provare che l’allontanamento fosse dipeso esclusivamente da ciò, in assenza di pregresse tensioni tra i coniugi». Ma il tentativo di «minimizzare la sua condotta» non ha sortito effetto. A nulla gli è valso, per cancellare l'assegno in favore dell’ex, far riferimento alla «breve durata del matrimonio, nemmeno un anno», alla circostanza ammessa dalla stessa moglie «di svolgere lavori in nero», al fatto che lei avesse «automobili di grossa cilindrata», «quote di immobili», un intero palazzo e «altre potenzialità economiche a lei favorevoli». Il suo ricorso è stato dichiarato «inammissibile».
 fonte:  www.gazzettadiparma.it

sabato 31 marzo 2018

Stalking, segue l'ex con un localizzatore gps: "spiata" anche al commissariato di polizia




La professione di Investigatore Privato prevede, oltre al rispetto della Legge, il rispetto scrupoloso di norme e regolamenti che sono stati indicati dal Ministero dell'Interno (dettagliatamente spiegati con un manuale operativo) e dal Garante della Privacy. 


Ecco perchè bisogna sempre affidarsi ad Investigatori Privati Professionisti, regolarmente autorizzati con regolare Licenza Prefettizia. 


L'utilizzo del GPS per l'Investigatore Privato, unito al classico pedinamento, è consentito dalla normativa vigente proprio perchè considerato "Pedinamento Elettronico". 


Chiaramente anche l'uso del Gps deve essere commissionato da "un avente diritto", cioè da una persona che, per far valere o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria, ha la possibilità per poter commissionare un'indagine ad un Investigatore Privato e di consequenza che quest'ultimo possa accerttare l'incarico dopo aver valutato la fattibilità legale.

E' bene spiegare con chiarezza tale norma in quanto spesso mi trovo ad aver a che fare con persone che chiedendomi informazioni e a cui rispondo di non poter accettare l'incarico in quanto loro non hanno il diritto legale di poterlo commissionare, mi sento rispondere:"..non è un problema, acquisto l'apparecchiatura su internet e lo faccio dal solo.."..poi ecco cosa succede..


E' estremamente semplice comperare dei gps tracker online a basso costo, ma l'utilizzo è reato e sopratutto le prove che si andranno a scoprire non potranno essere utilizzate in Tribunale, con inoltre il rischio di essere denunciati s enon arrestati.


Quindi, riflettete e pensate che quei soldi che andrete a spendere avvidando un incarico ad un Investigatore Privato Professionista, oltre che essere spesi per la sua esperienza, per le relative prove documentali e testimoniali, sono spesi per la vostra tranquillità sia emotiva che legale. 


 

Stalking, segue l'ex con un localizzatore gps: "spiata" anche al commissariato di polizia







La donna era andata a denunciarlo. E lui è stato arrestato

Con un localizzatore gps, per conoscere con esattezza l'esatta posizione e potere fare delle improvvise apparizioni, ha pedinato la ex moglie. E lo ha fatto anche quando lei, stufa di essere seguita e rintracciata ovunque, era andata in commissariato per denunciarlo.

E’ stato arrestato dalla polizia per atti persecutori e rinchiuso nel carcere di piazza Lanza, l'uomo, che aveva escogitato questo sistema per controllare la sua ex. Le indagini sono scattate dopo la denuncia della donna, insospettita dal fatto che incontrava sempre l'ex consorte.

Gli agenti hanno bloccato l'uomo che si era appostato dietro alla pensilina di una fermata d'autobus, vicino all'auto della donna che era in compagnia del figlio minorenne. L'ex marito ha tentato di fuggire, ma gli agenti lo hanno raggiunto. Ai poliziotti ha mostrato il proprio cellulare con l'applicazione gps collegata al veicolo della sua ex. Le testimonianze acquisite dai poliziotti hanno confermato il comportamento aggressivo dell'uomo e l'arrestato, alla presenza dell'avvocato di fiducia, ha confermato di avere montato il gps al fine di pedinarla. Nel telefono sono stati trovati oltre cento messaggi di individuazione geografica del veicolo. In una circostanza l'uomo l'ha seguita fino al commissariato dove la donna era andata a denunciarlo.



Fonte: Repubblica.it

lunedì 12 marzo 2018

Cassazione: la violenza del marito non giustifica il tradimento della moglie




Nella mia carriera, ultra 20nnale, da Investigatore Privato autorizzato dalla Prefettura, di casi di violenza domestica ne ho visti tanti. 

Alcuni particolarmente gravi altri che per fortuna hanno avuto un epilogo meno drammatico. 

Personalmente la violenza non mi appartiene e non la giustifico per nessun motivo. Trovo deplorevole chi compie azioni simili e ritengo che la professione di Investigatore Privato serva proprio per difendere e far valere un prorpio diritto in Tribunale, e non per farsi "giustizia" da soli. 

Ecco l'importanza di avvelersi di un professionista del settore che possa fare la differenza e, soprattutto, possa offrire il giusto supporto per chi debba trovarsi nella condizione di dover gestire un tradimento o chi chi sia vittima di maltrattamenti.

                                   Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma


Cassazione: la violenza del marito non giustifica il tradimento della moglie

Per gli Ermellini, ai fini dell'addebito, la condotta violenta non giustifica la violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio

di Lucia Izzo - Non è solo al marito aggressivo che va addebitata la separazione personale dei coniugi, ma anche alla moglie che lo ha tradito il marito: infatti, anche se la condotta violenta di un coniuge, non potrà mai essere giustificata dai comportamenti dell'altro, non varrà neppure a giustificare la violazione dei doveri che sorgono la matrimonio.

È quanto ha precisato la Corte di Cassazione, sesta sezione penale, nell'ordinanza n. 3923/2018 (qui sotto allegata).

La vicenda

In Tribunale, pronunciata la separazione personale dei coniugi, la addebitava inizialmente al solo marito violento, che più volte aveva aggredito fisicamente la moglie; la Corte d'Appello, tuttavia, decideva di addebitarla anche alla moglie che aveva tradito il marito, decisione che la ex decide di contestare in Cassazione.

In particolare, le doglianze della ricorrenza si fondano sulla ricorrenza del nesso eziologico tra la violazione del dovere di fedeltà, che si afferma non provato in maniera puntale, e la intollerabilità della prosecuzione della convivenza. Ciò in quanto, puntualizza la donna, erano stati gli atteggiamenti aggressivi e violenti del partner nei suoi confronti a rendere la convivenza insostenibile.


Cassazione: la condotta violenta del partner non giustifica la violazione dei doveri matrimoniali


Tuttavia, secondo la Cassazione, le doglianze si rivelano inammissibili. Gli Ermellini rammentano i consolidati principi riguardanti l'obbligo di fedeltà coniugale, la cui inosservanza viene ritenuta violazione particolarmente grave e, di regola, sufficiente a determinare l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza e a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile.

Ciò eccetto il caso in cui non si riesca a dimostrare la mancanza del nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, attraverso un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva dei comportamenti di entrambi i coniugi che provi la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Il Collegio rammenta anche come la relazione di un coniuge con estranei renda addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c.c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui e coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, pur non sostanziandosi in un adulterio, offenda la dignità e l'onore del partner.

Quanto alla distribuzione dell'onere probatorio, sarà la parte che richiede l'addebitodella separazione all'altro coniuge, per inosservanza dell'obbligo di fedeltà, a dover dimostrare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza; è, invece, onere di chi eccepisce l'inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell'infedeltà nella determinazione intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l'eccezione si fonda, vale a dire l'anteriorità della crisi matrimoniale rispetto all'accertata infedeltà.

La sentenza impugnata, conclude la Cassazione, ha rispettato tali principi: dalla valutazione delle risultanze processuali (tra cui puntuali e circostanziate annotazioni contenute nel diario della ricorrente, telefonate e squilli durante la giornata) si è ritenuta provata la relazione della moglie nel senso di cui sopra (plausibili sospetti di infedeltà idonei a offendere la dignità e l'onore del partner).

Per tali ragioni il giudice a quo ha affermato che la separazione non era stata determinata dalla mediocrità della storia coniugale, bensì da tale relazione (qualificata come un evento recente e emotivamente duro, intervenuto mentre il marito tentava in modo grossolano approcci con la moglie), e anche dalle inammissibili aggressioni fisiche del marito in ragione delle quali la separazione gli era stata già correttamente addebitata dal Tribunale

Le censure della ricorrente, volte a negare il nesso causale tra presunto tradimento e crisi del rapporto coniugale e a sottolineare la gravità della condotta del marito, attengono a circostanze di merito (il cui vaglio non è ammissibile in Cassazione) e vanno, in conclusione, respinte.

Certo, precisa la Corte, la condotta violenta di un coniuge non può essere mai giustificata da comportamenti dell'altro, tuttavia, tale condotta non vale a sua volta a giustificare la violazione dei doveri che sorgono dal matrimonio.

fonte: studiocataldi.it


martedì 30 gennaio 2018

Scoperta di un telefono segreto: non c’è separazione con addebito



Che dire..

Questa sentenza, riportata nell'articolo pubblicato nell'utilissimo sito laleggepertutti.it, dimostra ancora una volta il ruolo essenziale dell'Investigatore Privato nel difedere e far valere un proprio diritto in Tribunale. Senza una indagine seria, accurata, affidata ad un Investigatore Privato professionista con regolare Licenza rilasciata dalla Prefettura, l'unico che vi poò rilasciare un a relazione, dettagliata e con prove fotografiche, da poter presentare in Tribunale ai fini dell'addebbito.

Spesso, per non dire sempre, il "fai da te" nel settore delle investigazioni private può essere dannoso e assolutamente improduttivo, perchè per quanto possa sembrare più facile, più economico, il professionista (in questo caso l'Investigatore Privato) viene pagato sia per la sua esperienza che per la sua professionalità. Perchè commettere un illecito in questo campo è molto semplice e in questo caso si parla di reati penali, quindi perchè rischiare?

Per non parlare di quello che poi viene portato in Tribunale, le prove parlano da sole, perchè non è cosi semplice dimostrare un atteggiamento intimo e affettuoso in pubblico, come è ancora più difficile provarlo.


Quindi ecco come il ruolo del professionista, dell'Investigatore Privato, assume una importanza fondamentale in giudizio e per una tranquillità di un lavoro ben fatto e documentato.




Scoperta di un telefono segreto: non c’è separazione con addebito


Un secondo telefono, usato per fare chiamate di nascosto a un’ex amica/o non è prova di tradimento.

È legittimo avere un telefono segreto: l’uso del secondo telefonino per chiamare una vecchia amica può essere giustificato dalla gelosia della moglie. Quindi, se lei scopre il dispositivo con le chiamate a un’altra donna non può chiedere la separazione con addebito. È questo il principio uscito fuori, di recente, dalle aule del Tribunale di Asti [sent. n. 749/2017. ]. Secondo il giudice piemontese non basta il rinvenimento di un cellulare per far scattare la presunzione di tradimento.
Un detto popolare dice che tre indizi fanno una prova. Funziona un po’ così anche per il diritto che chiama gli indizi con il termine «presunzioni». Le presunzioni, per costituire prova, devono essere «gravi, precise e concordanti», dice la legge. L’uso del plurale fa ritenere quindi che le presunzioni, per poter dimostrare un fatto, devono essere necessariamente più di una, tutte tra loro univoche. Ora, scoprire un telefono segreto è sicuramente un primo indizio. In una famiglia normale vorrebbe dire: lancio di piatti e di bicchieri. Ma da solo, per il tribunale, non può bastare per provare un tradimento. Trovare, su questo cellulare, solo chiamate in uscita sempre allo stesso numero fa presumere che il dispositivo nascosto sia “dedicato” appositamente a quella persona. Gli indizi sono già due. Il terzo indizio è che quella persona è una donna. E siamo a tre. Difatti parte subito la richiesta di separazione con addebito all’uomo, sospettato di essere un traditore. Ma il giudice ritiene tutti questi fatti ancora insufficienti se il clima familiare è improntato alla gelosia e alla diffidenza reciproca. E seppure la Cassazione ha sempre detto che anche il sospetto di tradimento basta per la separazione con addebito, a condizione però che le voci di paese ledano la dignità del coniuge, quando invece la vicenda si consuma dentro le quattro mura domestiche non c’è rischio di oltraggio alla rispettabilità della moglie. Che pertanto dovrà trovare prove più concrete per dimostrare il tradimento del marito. Soprattutto se il “terzo incomodo”, oggetto di tanta attenzione è – almeno stando ai racconti – solo un’amica.
Secondo la sentenza in commento, la circostanza che il marito abbia dei contatti telefonici, per quanto riservati, con una terza persona, non dimostra che vi sia una relazione extraconiugale, specie se si tratta di un’amicizia di vecchia data. L’occultamento del telefono, quindi, può essere ricondotto alla reciproca gelosia di cui i due coniugi soffrivano.
Non conta neanche il fatto che il rinvenimento del telefono abbia innescato la crisi poiché, in questo caso, di tale crisi è vittima anche il marito.

fonte: laleggepertutti.it


lunedì 29 gennaio 2018

Reggio Emilia, lui non si presenta alle nozze, lei lo cerca e lo picchia



Che dire.. Mai mettersi contro una donna ferita, sopratutto se a ferirla siamo stati noi. Lezione che il ragazzo di questa storia ha imparato a sue spese. 

Certo ci poteva pensare prima di organizzare per ben due volte il prorpio matrimonio per poi ripensarci. Perchè come dice il detto: "..errare è umano ma perseverare è diabolico!..". Sicuramente ha rischiato molto e la vicenda poteva avere un epilogo molto diverso. Personalmente di casi analoghi non mi sono mai capitati, o meglio, non con due annullamenti delle nozze.
Di sicuro ormai la prossima volta la novella sposa avrà quasi tutto pronto..In anni di carriera come Investigatore Privato a Roma ne ho viste e vissute  tante di situazioni "particolari".. specialmente quando si entra nella sfera dei sentimenti.. 
Molte investigazioni private ed in particolare indagini su infedeltà vengono richieste quando, dopo aver firmato la promessa di matrimonio, molte coppie fanno "l'addio al celibato".. quì si apre un mondo.. Molte persone lo interpretano come "serata goliardica", mentre altre persone esagerano e si lasciano andare ad infedeltà vere e proprie..
A volte le indagini coniugali iniziano proprio in quel frangente..
In ogni caso gran parte delle investigazioni private, come tutti immaginano, sono proprio finalizzate alla ricerca di prove per infedeltà coniugali..ma questa è un'altra storia..




Reggio Emilia, lui non si presenta alle nozze, lei lo cerca e lo picchia.


Due promesse di matrimonio e due «fughe»: la prima volta lei lo ha perdonato, la seconda gli ha chiesto appuntamento e lo ha picchiato.




Lui non si è presentato in Comune per la firma delle pratiche, lei è andata a cercarlo e una volta trovato (al centro commerciale) lo ha picchiato. E’ successo a Reggio Emilia, protagonista una 38enne siciliana, Anna, e il suo fidanzato 30enne: Doveva sposarmi, ma non si è presentato in Comune per la firma delle pratiche – racconta lei a Il Resto del Carlino –. Ed è la seconda promessa di matrimonio infranta in sei anni che stiamo insieme. Non ci ho più visto e l’ho riempito di botte davanti a tutti».

Due domande di matrimonio in 4 anni
La prima risale a quattro anni fa, quando lui «si era presentato con tanto di anello. Poi dopo due mesi ci ha ripensato. Avevo annullato tutte le prenotazioni, dal ristorante alla chiesa. Alla fine lo avevo perdonato». Poco tempo fa, «si era nuovamente fatto avanti. Stavolta sembrava tutto certo, fino a quando non è arrivato in Municipio per le firme del caso. Avevamo fissato la data delle nozze al 24 febbraio, avevamo già comprato gli abiti, le bomboniere e prenotato il ristorante». Ma è andata allo stesso modo: «Mi sono messa a piangere. L’ennesima mazzata dopo tante che ho avuto nella vita, tra problemi di salute e familiari».

L’appuntamento e le botte
Solo che stavolta niente perdono: «Ho un carattere vulcanico e così ho deciso di affrontarlo». I due si sono dati appuntamento al centro commerciale, dove lei si è presentata «agguerrita, vestita tutta in nero, da Catwoman. E lui si è nascosto dietro una donna addetta alla sicurezza del centro commerciale. Gli ho urlato di darmi chiavi e soldi per pagare tutto ciò che avevo anticipato io per le nozze. Poi l’ho preso per il cappuccio e gli ho dato pugni e calci fino a farlo scappare. E gli è andata bene, perché se succedeva al Sud, me lo tenevano fermo. Qui a Reggio invece al massimo si sono complimentati e tanti mi hanno detto che dovevo dargliene di più».

La richiesta di video e foto
E adesso? «Se ci penso seriamente piango per ore, ma che devo fare? - conclude la donna - Bisogna andare avanti. Anzi, se qualcuno per caso ha scattato foto o girato dei video mentre «lo meno» me li invii per favore così li tengo per ricordo». Anche Nadia Murineddu, abbandonata all’altare, ha deciso di andare avanti: la sua festa di nozze da sola con gli invitati l’estate scorsa aveva fatto il giro del web.


Fonte: corriere.it