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Massimiliano Altobelli, Investigatore Privato a Roma, autorizzato dalla Prefettura dal 1995, svolge personalmente indagini con l'ausilio della più moderna tecnologia investigativa, fornendo al committente prove legalmente valide. Consulenze e Preventivi gratuiti 24/24 - 7/7. Tel.: 336.340.007 http://www.maximedetective.net

martedì 14 aprile 2015

Era in malattia con le stampelle ma andava a correre: licenziato.


In molti anni di carriera mi è capitato in molte occasioni di svolgere investigazioni private nei confronti di dipendenti e devo dire che, nella maggior parte dei casi, i miei Clienti avevavo ragione e hanno ottenuto le prove necessarie. vero è che quando si arriva a commissionare un'investigazione privata e di conseguenza spendere del denaro, sicuramente si hanno più che semplici sospetti vaghi, bensì quasi delle certezze e di conseguenza mancano solo le prove.
Devo dire che nei tanti casi del genere che ho fatto ricordo la persona "gravemente malata" alla gambe che faceva gare podistiche, oppure l'insegnate di scuola privata a cui, per "gravi motivi lavorativi" si era abbassata la vista, ma che in realtà lavorava in uno studio medico, da cui per conincidenza erano stati anche fatti i suoi certificati, in cui prendeva gli appuntamenti per i clienti, scrivendo di suo pugno gli orari..ecc. ecc. potrei citarde decine..

Il punto però è un altro. Molte persone non si rendono conto che usando la malattia come scusa per assentarsi non la mettono in "quel posto" solo all'azienda per cui lavorano, ma spesso anche ai loro colleghi che sono costretti a svolgere mansioni e/o orari che non gli competono..

Nel pubblico bisognerebbe "mettere il naso", non solo nel privato.. Con la "104", ecc.ecc.

Faccio un appello: Sindaco di Roma, chiamami. Il primo lavoro lo faccio anche senza compenso, tanto per presentarmi.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




Era in malattia con le stampelle ma andava a correre: licenziato.




Dipendente della De Rigo Vision di Longarone pedinato
da un investigatore privato: il certificato medico parlava di caviglia rotta.

BELLUNO - «È in malattia per la caviglia rotta, ma fa corsa di fondo». Una segnalazione "sibillina" che, nell’estate del 2012, ha fatto scattare il controllo dell’azienda per la quale l’operaio lavorava. È così che la De Rigo Vision di Longarone ha assoldato un investigatore privato e ha fatto pedinare il suo dipendente. Alla fine lui è stato mandato via dal lavoro e ora si trova anche a processo per truffa.

È emerso nel processo in cui è imputato G.F, 48 anni originario di N. ma residente a Belluno, difeso dall’avvocato M. G.. Ieri mattina in tribunale a Belluno di fronte al giudice A. C., rispondendo alle domande del pm S. R. ha parlato l’investigatore privato.

L’uomo ha raccontato degli appostamenti del luglio 2012 e del settembre 2012, ordinati dall’azienda Rigo Vision. Il risultato più eclatante è stata la «discontinuità nell’uso delle protesi». O meglio F. che era in infortunio per un «trauma distrattivo della caviglia sinistra» a luglio si muove senza protesi.

A settembre emerge che quando l’operaio va alla visita in ospedale a Belluno per gli accertamenti sull’infortunio entra con le stampelle. Ma è l’unico momento in cui le utilizza: non gli servono quando poi va a fare la spesa o quando gioca con i bimbi, o quando addirittura porta le borse della spesa o carica il peso proprio sulla caviglia "malata" restando solo sul piede sinistro.

Il dvd con le foto viene consegnato all’azienda che incarica un medico legale, che ieri ha illustrato la relazione redatta. «Deambulava liberamente», ha sottolineato anche il medico.

L’ex operaio della De Rigo Vision di Longarone il 10 luglio 2012 appoggiò male il piede sul marciapeide mentre entrava al lavoro. L’infortunio inizia con una prognosi di 15 giorni per protrarla in più segmenti fino al 16 ottobre 2012: per tre mesi totali. L’operaio svolgeva in fabbrica le sue mansioni da seduto. Si torna in aula il 18 settembre quando verrà sentito Piter De Rigo, l’ex titolare.

Fonte: ilmattino.it

mercoledì 8 aprile 2015

“Prendere il cellulare dell’ex fidanzata per leggere gli sms è rapina”


Dico: Finalmente! Sono mesi e mesi che dico ai Clienti di non pensare a nessun tipo di attività che comprende l'uso del cellulare del proprio coniuge e/o fidanzato perchè è un illecito!
Altresì dico sempre i dubbi si RISOLVONO avendo le prove da una investigazione privata, che permetterà di ottenere prove valide in Tribunale, relazioni dettagliate e fotografie e/o filmati che non lasciano alcun dubbio. 

Purtroppo invece ci sono molti "colleghi" e molti abusivi totali (ad esempio negozianti che vendono apparati investigativi) che consigliano "caldamente" di inserire spy software nei telefoni del coniuge o del fidanzato/a e così via.. Ovviamente i Clienti sono tutti contenti di vedere copia dei messaggi e di sentire il proprio coniuge che parla al telefono, sottovalutando il rischio che stanno correndo, per il GRAVE REATO che stanno facendo..

Dopo questa Sentenza della Cassazione spero che non si prenda più alla "leggera" questa situazine, anzi questa abitudine..

In poche parole la riassumo così: "cari" i miei "colleghi" è ora di finirla di trafficare in tabulati telefonici e in spysoftware telefonici perchè FINALMENTE il reato che commettete e/o che fatte commettere ai Vostri Clienti è giudicato molto severamente, in quanto considerato molto grave..

Poi ci saranno pure persone che fanno questo tipo di avvità senza essere consigliati da pseudo colleghi, ci mancherebbe.. ma sono anni che dico e scrivo ovunque di dubitare quanto si leggono annunci del tipo: investigazioni fai da te..oppure apparati per fare da soli gli investigatori privati.. 

Poi ecco che succede..che una persona venga condannata per rapina! Pensate a quanto "deve essere bello" (inronicamente ovviamente) avere precedenti per rapina.. una bellezza..


Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




“Prendere il cellulare dell’ex fidanzata per leggere gli sms è rapina”.




È così la Cassazione ha condannato a due anni e due mesi un giovane che aveva rubato il telefonino. "L'instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull'articolo 2 della Costituzione".

La gelosia che diventa reato. Anche grave come la rapina. E così chi si impossessa di un cellulare, sottraendolo al legittimo proprietario, al solo fine di “prendere cognizione dei messaggiche la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto” commette una rapina e in più “violando il diritto alla riservatezza” perché incide “sul bene primario dell’autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane”. È così la Cassazione ha condannato a due anni e due mesi un giovane che aveva rubato il cellulare della ex strattonandola ed entrando in casa sua.
Con questa decisione, i supremi giudici hanno stabilito che la finalità di sottrarre un cellulare per leggerne il ‘contenuto’ “integra pienamente il requisito dell’ingiustizia del profitto morale”. In questo caso, “la pretesa” di un 24enne pugliese di “‘perquisire il telefono della ex fidanzata alla ricerca di messaggi, dal suo punto di vista compromettenti, assume i caratteri dell’ingiustizia manifesta, proprio perché, violando il diritto alla riservatezza, tende a comprimere la libertà di autodeterminazione della donna“.
Inoltre la Cassazione – con il verdetto 11467 della Seconda sezione penale, depositato oggi – ricorda che “l’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’articolo 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione”. Per la Suprema Corte, “la libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine” e nessuno può avanzare “la pretesa” di “perquisire” i cellulari altrui, soprattutto delle ex e degli ex, per cercare ‘prove’ di nuove o preesistenti relazioni.
Il giovane uomo aveva cercato di difendersi sostenendo che la sua azione non era stata “ingiusta” perché voleva solo “dimostrare al padre della sua ex fidanzata, attraverso i messaggini telefonici, i tradimenti perpetrati dalla figlia“. Questa ‘spiegazione’ non ha impedito la condanna per rapina e a nulla è servito all’imputato far presente che nella fase cautelare il Tribunale del riesame “aveva escluso il reato di rapina reputando insussistente il requisito dell’ingiustizia del profitto.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

martedì 24 marzo 2015

Fa controllare il marito ma viene 'tradita' anche dall'investigatore: denuncia per frode.


Ovviamente bisognerà aspettare la fine del Processo per poter apprendere se l'Investigatore Privato sia effettivamente compevole o meno, ma per averlo rinviato a giudizio, si presume che il P.M. abbia già delle prove più che importanti.

Il punto, anzi il problema non è del singolo episodio, se pur gravissimo, bensì che questi comportamenti "sputtanano" tutta la categoria.

Già nell'immaginario colletivo siamo visti come persone che fanno un lavoro "strano" e ai limiti della legalità e questi episodi, se pur sporadici, non fanno che confermare queste idee sul nostro conto, che sottolineo sono SBAGLIATE!

La maggior parte degli investigatori privati infatti sono persone serie, che svolgono un lavoro molto delicato e nella piena legalità.

Sono oltre venti anni che svolgo personalmente la professione e non ho mai e sottolineo MAI avuto nessun problema con un Cliente, anzi spesso capita che in Tribunale, durante le testimonianze, anche la controparte mi faccia i complimenti perchè riconosce che ho fatto un ottimo lavoro. E magari l'avvocato della controparte mi chiede anche un mio biglietto da visita.

Ecco, detto questo, come posso sentirmi quando apprendo queste notizie? 

Spero per lui e per la categoria che sia innocente, ma in caso contrario spero abbia una pena esemplare.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma





Fa controllare il marito ma viene 'tradita' anche dall'investigatore: denuncia per frode.

SAN MARINO. Il sospetto di una donna sul marito, una agenzia investigativa e uno 007 infedele. Sono gli ingredienti del caso entrato ieri in tribunale nel quale E. R. deve rispondere di frode nell’esecuzione del contratto. Nel caso compare anche un nome già noto alle cronache, quello di M. M., finito ai domiciliari nel novembre 2012 nell’ambito dell’inchiesta della procura di Rimini, Criminal Minds, e indagato per calunnia in quel procedimento. Nel processo di ieri non è imputato, ma il suo nome compare come quello di uno dei collaboratori dell’agenzia investigativa A..o, ingaggiata dalla donna per verificare le frequentazioni del marito.  (...) La donna si accordò con il R. per proseguire. Ma questi, tale è l’accusa, lo riferì al marito che doveva tenere d’occhio. (...)


Fonte:

 L'Informazione di San Marino

domenica 8 febbraio 2015

Le 5 cose che non sai della vita di un Investigatore Privato

Le 5 cose che non sai.. 

..le 5 cose che non sai della vita di un Investigatore Privato.

Dopo aver letto un articolo scritto dal mio collega australiano John Ioannou, titolare dell’Agenzia Investigativa “Precise Investigation”, ho pensato anch’io di scrivere qualcosa sulla vita quotidiana di un Investigatore Privato, che svolge la sua professione in Italia ed in particolare a Roma, che magari le persone non conoscono.
    Il fatto di essere un Investigatore Privato fa pensare, dall’immagine data da centinaia di film e di telefilm (ad esempio il mitico “Magnum P.I”), sicuramente ad una persona che conduce una vita “non ordinaria”. Si immagina un’avventura quotidiana  piena di azione, auto veloci e magari pure sparatorie..Si immagina James Bond, Magnum P.I. e Simon & Simon. 


Per tutte le persone che immaginano tutto questo, mi dispiace deluderle, ma andrò a descrivere, riassumendola in cinque punti, la reale quotidianità di un Investigatore Privato.

     La mia vita, che è un tutt’uno con la mia professione, sicuramente non è noiosa e ripetitiva, anzi, ma non è certo un film di avventura. Come ogni lavoro ha suoi Pro e Contro.

Per contribuire a dipingere un quadro più chiaro, scrivo di seguito una lista di 5 cose che, presumo, che le persone non conoscano della vita di un Investigatore Privato.
 

1. Sono sempre reperibile al telefono.... sempre!

Dimenticate le ore di lavoro “normale” dalle nove alle diciassette,  magari dal lunedì al venerdì! Proprio come i medici, noi Investigatori Privati siamo sempre reperibili al telefono. E’ indispensabile per la natura del lavoro. Il cliente deve potermi contattare ogni volta che ne sente la necessità, per essere aggiornato sui progressi del lavoro in corso. Questo aspetto è fondamentale per fargli trovare un pò di serenità che magari il non sapere cosa stia succedendo gli aumenterebbe lo stato di ansia, che la maggior parte dei Clienti, inevitabilmente, hanno.
Essere sempre reperibili vuole anche dire essere disponibili per l’eventuale nuovo Cliente che trova il coraggio di chiamare perché sente di avere “l’urgenza” di venire a capo ad un suo problema; questo a prescindere che sia l’alba di domenica mattina, la tarda serata di lunedì o un giorno festivo.
Purtroppo non si può scegliere il momento giusto e il Cliente nel sentirsi magari anche solo confortato telefonicamente, riesce a mantenere quella razionalità necessaria per risolvere il suo problema.
C’è da considerare che nella mia carriera ultra ventennale ho avuto la possibilità di sentire al telefono e fornire un consiglio a migliaia di Clienti anche senza poi dover necessariamente svolgere un’attività investigativa per loro.
Anzi devo ammettere che la disponibilità che ho sempre dimostrato, mi ha sempre ripagato con generosità.
Sono tante infatti i Clienti che mi hanno contattato in questi anni, per cui ho svolto investigazioni private, a cui avevano fornito il mio recapito telefonico loro conoscenti, persone con le quali avevo semplicemente parlato al telefono e fornito un consiglio, mesi o anni prima.

2. Può essere decisamente non confortevole.

Nei film o nei telefilm infatti un appostamento di 48 ore, può essere visto in pochi minuti.. magari fosse così anche nella vita reale. Magari!
No, la realtà è realtà e non c'è niente che si può fare per accelerare il tempo di appostamento o per far spostare una persona a comando.. Questo significa che un appostamento 48 ore, trascorse instancabilmente guardando, ad esempio un portone da dove deve uscire il mio “target” o “sospetto”, sono esattamente quelle, 48 ore!
Chi come me svolge la professione in prima persona da tanti anni non potrà che confermare quello che dico: dopo ore di appostamento, nel momento in cui ci si distrae, si va a prendere un caffè, ci si sposta..bè proprio in quell’esatto istante avviene quello che stavamo aspettando da ore!! E’ un “classico” che ha portato a coniare la frase: ..un Investigatore Privato pagherà una propria distrazione o un proprio errore,  con ore e ore di attesa.
Quando una persona mi dice che ha sempre sognato il mio lavoro e vorrebbe assolutamente intraprenderlo perché “si sente portata”.. basta chiedergli di accompagnarmi mentre sto facendo un appostamento.. dopo mezz’ora o al massimo un’ora, avrà cambiato opinione..
Nella quotidianità infatti una persona è portata a pensare che attendere sotto casa di un suo amico, della sua ragazza/o, in sala d’aspetto, ecc. più di un’ora, sia una cosa inconcepibile! Per me aspettare concentrato davanti ad un portone o ad una auto posteggiata, tre/quattro ore..rientra nella normalità!!
A chi piace, durante il suo lavoro, prendersi ogni tanto un momento di riposo o fare la “pausa caffè”..è meglio che cerchi un altro lavoro e non sogni di diventare Investigatore Privato.

3. Quotidianamente dobbiamo trattare Clienti estremamente emotivi.

In genere persone che si rivolgono ad un Investigatore Privato sono alla ricerca di risposte a problemi di non così “normali”. La maggior parte delle volte riguardano questioni legate alla fedeltà, ai sentimenti, al denaro, all’inganno... o una combinazione di tutte. Forse è un coniuge a mentire, una persona amata diventata inaffidabile e bugiarda; un socio o un dipendente diventato “traditore; un figlio adolescente che si “stà perdendo” nella droga o in frequentazioni pericolose..
Qualunque sia la situazione o la storia, come si può immaginare, ogni Cliente  ha un argomento molto delicato da esporre e per comprenderlo ed essergli utile ci vuole una persona che, oltre ad essere un Investigatore Privato, è anche una persona dotata di una sensibilità particolare che gli permette di affrontare la situazione con rispetto e professionalità.
Per trattare con Clienti che stanno vivendo un particolare periodo di fragilità emotiva, è necessario avere una tranquillità interiore sicuramente superiore al normale.. E’ impensabile infatti parlare con un Cliente trasmettendogli la tranquillità necessaria per affrontare l’attività investigativa se non si è sufficientemente tranquilli “interiormente”.
Questo vuol dire che non si può lasciare il lavoro al negozio e si chiude “la serranda”, bensì il lavoro entra a far parte della propria vita. Sfido chiunque ad avere un caso in corso in cui è necessario il massimo impegno in cui qualcosa va storto, con il Cliente al telefono ansioso e..stare serenamente a cena fuori.. è chiaro che la tensione e lo stress non può cessare a comando.
Lascio solo immaginare quindi la vita privata di un Investigatore Privato.. lasciamo stare..

4. C’è tanto lavoro “da ufficio”.

Molte persone pensando che essendo un Investigatore Privato si vive all’aria aperta tutto il giorno e mai e poi mai dietro ad una scrivania.. Non è così!
L’attività comporta, oltre alle indagini svolte “su strada” anche una grande attività che si svolge in ufficio. Sono molteplici le attività da svolgere dietro una scrivania: scrivere le relazioni con molta attenzione perché andranno sicuramente in Tribunale, acquisire la fotografie effettuate e stamparle, studiare i dati per fare un’informativa e un’indagine, ecc.
Ma oltre a quanto sopra riportato che fa parte del lavoro “vero e proprio”, c’è tutta un’altra enorme attività da svolgere in ufficio: registrare i conferimenti di incarico negli appositi registri, archiviare documenti con particolare attenzione alle disposizioni in merito alla Privacy, gestire l’attività dal punto di vista fiscale, gestire i documenti in merito alle disposizioni di Legge (prosecuzione attività, corsi di aggiornamento, ecc.). Inoltre è necessario occuparsi della pubblicità, di public relation, gestione siti web, profili FB, ecc.
L’aspetto “burocratico” è sicuramente uno degli aspetti meno attraenti del lavoro, ma estremamente importante e delicato, questo è sicuro.
Anche il più piccolo lavoro di indagine (solo una o due ore) può impegnare ore di lavoro successivo in ufficio, fatto di pagine di relazione, report, cercare file e documenti su internet,  ecc.
Anche questo è parte integrante della professione.

5. Molto spesso portiamo cattive notizie.

Questo vuol dire che difficilmente le indagini finiscono con “..e vissero tutti felici e contenti..”
Provate ad immaginare di dover riferire ad una persona che il proprio coniuge lo tradisce, magari con un loro conoscente! Immaginate di dover dire a qualcuno che loro amico e socio in affari lo sta “fregando” Peggio ancora, dover dire a una persona che il loro parente che volevano rintracciare è deceduto?
I clienti si rivolgono a noi alla ricerca di risposte.
         Il problema è non c'è nessuna garanzia che troveranno la risposta che si aspettano o che sperano sentirsi dire, bensì avranno uno “spaccato della realtà”, che spesso non è quello che volevano sentirsi dire.. e questo può essere uno degli aspetti più difficili di essere un Investigatore Privato.
È molto difficile mantenere il necessario equilibrio necessario a dare delle notizie cercando di non sminuirle, ma neanche da enfatizzarle.  E’ necessario cercare di essere indifferenti, ma nello stesso tempo trovare la maniera di far capire al Cliente la situazione rispondendo alla domanda più comune che viene posta: Perché mi merito questo?
Spero di aver riassunto in qualche punto una professione che, per me, è senza ombra di dubbio..la più bella del mondo!
Quante sono le persone che quando si devono alzare, negli orari più improbabili, per andare al lavoro sono contente? Poche, pochissime.. Io sono fortunato, perché sono tra quelle.
Dico sempre: ..sono grato al mio lavoro, mi ha dato tanto, però in cambio gli ho dedicato oltre venti anni di vita…  
Massimiliano Altobelli

lunedì 2 febbraio 2015

Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.

     Quello che cerco sempre di spiegare ai Clienti è che la relazione che produrrò alla fine dell'attività investigativa, correlata da fotografie (effettuate rispettando le normative sulla privacy) e la mia diretta testinonianza in Tribunale, saranno fondamentali al fine di poter provare "l'infedeltà coniugale". 
    Ricordo infatti che, come confermatoi da molte sentenze della Cassazione, che le relazioni prodotte dall'Investigatore Privato vanno comunque, non solo confermate in Tribunale, ma si ritiene necessario che lo stesso effettui delle dichiarazioni testimoniali inerenti ai fatti da lui riscontrati.
   Questo per dire che l'attivita di indagine svolta da un Investigatore Privato non è e non deve essere  interpretata come l'attività di un fotografo che deve effettuare un "book fotografico", bensì l'attività che deve portare delle prove, se possibile e nel rispetto della Legge documentate fotograficamente, che poi andranno riferite in Tribunale.

        Alla luce di quanto detto mi chiedo perchè molti "colleghi", magari pressati dai loro Clienti, si prestino a compiere degli illeciti, di cui poi, giustamnente, pagano le conseguenze?

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma






Cassazione: Anche l'investigatore privato può essere condannato per violazione di domicilio.





Spesso quando tra una coppia si insinua una crisi la prima cosa a cui si pensa e' che l'altro abbia un amante. Così ci si improvvisa detective cercando di spiare tutti i movimenti dell'altro, cercando di leggere i messaggi sul telefono, controllando il numero di chiamate in entrata o in uscita oppure leggendo corrispondenza come le email. Ma tutto questo indagare e' assolutamente vietato perché costituisce violazione della privacy dell'altro coniuge.

Anche intercettare con delle microspie o registrare delle conversazioni all'interno del domicilio costituisce un illecito, quindi, e' una cosa che non può trovare giustificazione alcuna.
Il coniuge che abbia dei sospetti sulla fedeltà dell'altro può rivolgersi ad un investigatore privato ma lo stesso comunque deve attenersi a delle regole ben precise.

E' illegale, infatti, effettuare delle riprese in ambienti interni anche se il proprietario dell'immobile ha prestato il consenso per piazzare le telecamere; questo e' quanto ha stabilito la Corte di Cassazione qualche tempo fa con la sentenza n. 9235 dell' 08.03.2012.
Il caso di cui si è occupato la Corte vede come protagonista un investigatore privato che in primo e secondo grado era stato condannato per aver ripreso e registrato gli incontri amorosi di una signora nella casa dell'amante. 
La cosa più assurda era stata che l'amante( cioè il proprietario di casa ) aveva dato il consenso all'investigatore di installare le telecamere e di filmare le scene anche a scopo di produzione in giudizio cioè consegnando al marito queste prove per finalità processuali.

L'investigatore, nei precedenti gradi di giudizio, era stato condannato per interferenze illecite nella vita privata e per violazione di domicilio


Fonte: Avv. Barbara Pirelli del Foro di Taranto
          Studiocataldi.it

venerdì 30 gennaio 2015

Investigatore privato smaschera dipendente con finta lombosciatalgia, che viene licenziato.





     Questa ennesima Sentenza della Cassazione conferma che l'attività investigativa svolta nei confronti di un dipendente non deve essere considerata limitata al solo accertamento del rispetto degli "orari di visita" (che per altro sono molto variati dalle ultimissime disposizioni di Legge).

Infatti molto spesso all'Investigatore Privato viene dato incarco, sempre al fine di poter far valere e/o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria , con lo scopo di verificare e accertare più nello specifico le attività quotidiane della persona, oggetto di investigazioni, al fine di verificare se compatibili o meno con il suo stato di salute dichiarato.
Il tutto ovviamente nel pieno rispetto delle disposizioni in merito di Privacy.

     Chiaramente molte persone si sentiranno "toccate nel vivo" da quello che dico e potranno obiettare che tale attività investigativa potrebbe non essere compatibile con la Privacy del dipendente in stato di malattia. 

     Però vediamo la situazione anche dagli occhi del datore di lavoro entrando nel partcolare con degli esempi.

     Ultimamanete infatti ho svolto delle attività investigative in tal senso accertando, in alcune occasioni, che dei dipendenti, in malattia, andavano, pur rispettando gli orari "di visita", a tagliare la legna (in malattia per dolori alle ossa!), a sciare in Abruzzo (avendo la febbre alta!) a fare la spesa portando le pesanti buste (avendo l'artrite!) oppure, per finire, guidando la moto (avendo subito un'operazione agli occhi che gli imponeva di stare bendati per giorni!).. Detto questo, non stà a me stabilire cosa sia giusto o sbagliato..io mi occupo di investigazioni private e porto le prove, ben documentate, al committente delle indagini.. poi saranno i loro avvocati nelle sedi più opportune a far valere i diritti di entrambe le parti..

     Certo è che usare "il sistema malattia" come è successo a Roma per i viglili urbani a capodanno per protestare o per aggiungere altri giorni ai "ponti"..non mi pare bellissimo.. a danno di chi è onesto e si reca quotidianamente a fare il proprio lavoro.

     A me questa problematica non riguarda in quanto, avendo un lavoro in corso, influenza o meno..mi alzo e vado al lavoro!

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma



Investigatore privato smaschera dipendente con finta lombosciatalgia, che viene licenziato.



Con sentenza 26 novembre 2014 n. 25162, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione (Pres. Macioce, Rel. Tricomi) si è occupata del licenziamento di un lavoratore dipendente, assente per malattia.
Per i giudici della Suprema Corte, deve ritenersi legittimo il licenziamento per giusta causa nel caso in cui sia risultato che un dipendente, il quale era stato assente dal servizio per lungo periodo adducendo una malattia (nella specie, lombosciatalgia acuta), a seguito di accertamenti svolti da una agenzia investigativa incaricata dal datore di lavoro, era risultato compiere azioni che appaiono “ictu oculi” incompatibili con la denunziata infermità.
In particolare, il dipendente era stato visto dagli investigatori privati caricare sull’autovettura una bombola di gas di 25 kg., che successivamente aveva trasportato presso la propria abitazione.
Inoltre era stato notato nell’atto di sostituire la ruota anteriore sinistra dell’autovettura con quella di scorta posizionata sotto il veicolo e, infine, era poi stato immortalato mentre “con molta disinvoltura e senza accusare alcuna fatica fisica, sollevava dal suolo la figlia e, camminando … dondolava la piccola”.

Fonte: di Antonio Del Gatto - www.usirdbricerca.info

domenica 18 gennaio 2015

Si fa un selfie con l'amante ma la moglie lo scopre..


     Negli ultimi tempi mi è capitato di vedere, in moltissime occasioni, che molte persone sono venute a conoscenza dell'infedeltà del proprio coniuge proprio a causa di "selfie".. Ormai di gran moda, nessuno resiste a farli anche con l'amante, magari dimenticando di cancellarli oppure salvandoli "segretamente" nel pc, nella classica cartella "xxx".
     Il discorso selfie e facebook è più complesso. Infatti molte persone pensano che non pubblicando nulla nel proprio profilo, possono stare tranquille. Ma proprio in questo, spesso, capita l'errore.. Infatti molte Clienti sono venute nel mio ufficio dicendomi di aver scoperto l'infedeltà del proprio coniuge in quanto quest'ultimo non aveva pubblicato nulla nel suo profilo e non aveva ovviamente neanche "l'amicizia" FB con l'amica, ma la moglie, che già aveva un sospetto su delle persone in particolare, ha visitato i loro profili, trovandoci le foto del proprio marito.
       Le indagini "fai da tè" su FB sono più comuni di quanto si possa credere: i Clienti mi raccontano che hanno chiesto "l'amicizia" ha persone che sospettavano, usando ovviamnete un profilo falso e, dopo averla ottenuta, sono venute a conoscenza di molte informazioni "utili".
       Moltissime persone infatti ormai sono "fissate" nel pubblicare tutto della loro vita: sono qui, sono la, saluti da tale posto, selfie, confidenze e, non per ultime, foto insime al "loro amore"..
    Ovviamente tutte queste indagini "fai da te" sono utilissime ai Clienti per capire se i loro dubbi siano fondati o meno, ma poi diventa indispensabile l'attività investigativa svolta da un Investigatore Privato autorizzato che fornirà le prove valide, relazionali e fotografiche, di quanto emerso dalle indagini.
     Non bisogna infatti fare l'errore di prendere atto di una relazione extra coniugale attraverso la lettura di un sms, di una email, ecc. e pensare di "far confessare" il proprio coniuge.. Infatti molto spesso "li per li" il coniuge preso di sorpresa confessa, ma dopo qualche ora, magari consigliato da qualcuno, nega tutto, anche l'evidenza.. la mancanza di prove certe e valide in questo caso, rischia di far passare la persona che ha scoperto tutto, dalla ragione al torto.
     Consiglio sempre alle persone di rivolgersi a me quando hanno un dubbio e fingere in casa di essere all'oscuro di tutto, mantenendo un comportamento normale. Così facendo sarò in grado di confermare  o meno i loro dubbi attraverso l'attività investigativa che porterà, in caso positivo, a portare le prove dell'infedeltà coniugale con relazione tecnica, correlata da report fotografico.

     In ogni caso l'argomento delle infedeltà coniugali è talmente vasto e delicato che non si può certo riassumere in poche righe, ma, come dico sempre:..ogni caso è diverso dall'altro..

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




Si fa un selfie con l'amante ma la moglie lo scopre.


Lucca: l'uomo si è immortalato in piazza San Marco, poi per errore ha postato lo scatto su Facebook: la moglie ha chiesto la separazione.




LUCCA. Come rovinare un matrimonio usando male le nuove tecnologie. Ne sa qualcosa un rappresentante di cinquant’anni residente nella periferia cittadina scoperto dalla moglie, che già sospettava di lui tanto da farlo spiare da un detective privato, sul suo profilo Facebook mentre abbraccia appassionatamente in piazza San Marco a Venezia ai piedi della basilica e tra i colombi la sua segreta fiamma.
Perché con la mania del selfie – che ormai ha contagiato anche i vip, da Renzi a Totti – il rappresentante ha voluto immortalare il magico momento in compagnia della bella mora di vent’anni più giovane di lui. Ma nella fregola ha scattato l’immagine e in modo compulsivo, sbagliando tasto, ha inviato quello scatto galeotto direttamente sul proprio profilo. La prova provata del tradimento che gli è costato la separazione.
E dire che  la consorte – una coetanea di buona famiglia – sospettando una tresca vista le sue continue assenze da casa giustificate per i classici motivi di lavoro aveva incaricato di spiarlo l’agenzia investigativa Bianchi. Nel giro di un paio di mesi i detective erano riusciti a scoprire che il rappresentante si era legato a un’impiegata trentenne residente nella Piana. E c’era la possibilità di sorprenderli in "flagranza di reato" perché lui a novembre aveva organizzato un week end a Venezia con la nuova fiamma facendo credere alla consorte – che aveva mangiato la foglia assecondandolo e fingendosi dispiaciuta per la sua assenza improvvisa – di dover assistere a un convegno importantissimo con un paio di imprenditori suoi fedeli clienti.
L’investigatore privato con una sua collaboratrice erano partiti a loro volta per il capoluogo veneto per cogliere la coppia in flagrante adulterio. Avevano prenotato nello stesso albergo e addirittura, fingendosi pure loro fidanzati,  si trovavano a pochi passi dal rappresentante e dall’impiegata proprio nel momento in cui si sono fatti il selfie. Logico che le riprese fotografiche e filmate dei detective si sono rivelate  fondamentali per la causa di separazione. Ma forse alla moglie tradita sarebbe bastato controllare il profilo facebook del marito per evitare i costi dell’agenzia privata. 

fonte: iltirreno.geolocal.it

venerdì 9 gennaio 2015

La nuova frontiera della gelosia, i software spia..


Quasi quotidianamente ricevo chiamte da persone che sono interessate all'uso di "software spia" per effettuare "investigazioni fai da te" nei confronti dei loro coniugi.. sempre quotidianamente sono costretto a perdere tempo per spiegare che l'uso di tali software costituisce un grave reato penale e quindi non è possibile effettuarlo in alcun modo..

Perché tutto questo?

Per aricoli come quelli che riporto di seguito, in cui si fà riferimento a tali sistemi, al loro uso e alla loro efficacia, ecc.ecc. Tutte belle parole, ma nessuno, in altri articoli simili, si è mai degnato di spiegare al lettore che, usando tali sistemi, incorre in dei reati penali gravissimi, inclusa la vilazione della Legge sulla Privacy, con serie conseguenze..

Cerco di fare chiarezza sull'argomento.

Il software spia e un'applicazione che se istallata su telefoni androird o apple, permette di ricevere copia dei messaggi, lista chiamate, sentire le chiamate ecc., sul telefono dove è stata istallata l'applicazione.

Ovviamente tutte le informazioni acquisite non potranno in nessun modo essere usate in quanto acquisite violando la Legge.

L'attività investigativa è tutt'altra cosa. 

Faccio un esempio: se un mio Cliente ha dei dubbi sulla fedeltà della propria coniuge, mi conferisce un regolare incarico che mi autorizza ad effettuare un'attività di indagine in mabito privato. A quel punto posso intervenire, studiare la situazione con lo scopo di capire quando e dove potrebbe essere l'eventuale luogo dell'incontro, anche usando la localizzazione satellitare (gps) sull'eventuale automezzo in uso alla persona oggetto di indagini. Dopo aver "capito" la situazione, mi porto sul posto accertando e documentando fotograficamente (o filmando) i fatti. Magari in più occasioni per accertare la "continuità". A quel punto relaziono quanto emerso dalle indagini e produco una relazione su carta intestata, correlata dalle fotografie (di cui mi assumo la responsabilità) e la consegno al Cliente. Quest'ultimo potrà consegnarla al suo legale di fiducia che la userà per effettuare una causa di separazione in cui verrò chiamato a testimoniare quanto emerso dalle mie investigazioni.

Ecco, questa è l'attività investigativa che svolgo, pressochè quotidianamente, non violando alcuna Legge e/o normativa sulla Privacy.

La mentalità comune è quella di pensare che l'Investigatore Privato svolge una professione che, tendenzialmente, viola la Privacy delle persone, ma NON E' AFFATTO COSI'.

L' Investigatore Privato infatti non svolge (anche perchè severamente vietato dalla Legge) indagini su sua iniziativa, bensì viene incaricato da "un avente diritto", cioè da una persona che "deve far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria nei confronti della persona oggetto di indagini".

La domanda che pongo è: se il mio Cliente, ad esempio, è il coniuge della persona oggetto di indagine, ha o no il sacrosanto diritto di sapere se la propria coniuge lo "tradisce" avendo una relazione extra coniugale? Oppure "è una mancanza di rispetto nei confronti della propria coniuge" accertarlo?

Penso proprio di si. Ha tutto il diritto di commissionare una investigazione privata che, nel rispetto di tutte le normative vigenti, porterà le prove di quanto accertato dalle indagini. Ne negative, ne positive, in quanto non stà a me giudicarlo, ma semplicemente "uno spaccato della realtà"!

E questo è quello che faccio da venti anni.

Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato a Roma




La nuova frontiera della gelosia, i software spia.


Dite addio all’investigatore privato se avete dubbi sulla fedeltà del vostro patner.
Non solo le grandi agenzie di sicurezza internazionali hanno il denaro e le tecnologie per poter “spiare” telefoni e computer. Infatti con solo 70€ online si possono acquistare software che permetto l’ascolto delle telefonate, la lettura dei messaggi e la visione delle chat sui social network.
Il fenomeno che potrebbe far sorridere la maggior parte delle persone, ha raggiunto livelli preoccupanti in Gran Bretagna. Secondo l’organizzazione britannica Digital Trust, da sempre in prima linea in difesa delle vittime di stalking, il 50% delle vittime che hanno denunciato questo reato, erano sottoposte a controllo informatico. In più Women’s Aid aggiunge che il 41% delle donne che hanno subito violenza domestica avevano, a loro insaputa, controllati telefoni e computer da questo tipo di applicazioni.
La cosa ancor più grave è che questi software danno la possibilità di inviare messaggi ed email a nome della vittima e nella maggior parte dei casi questo meccanismo viene utilizzato per compromettere la reputazione della vittima con l’invio di foto e messaggi privati.
Il fenomeno in pericoloso aumento in Gran Bretagna ha conseguenze drammatiche, perchè con una cifra modesta e con una conoscenza teconologica oramai alla portata di tutti si può rovinare per sempre la vita del patner, in maniera che nessuna forma di gelosia possa giustificare.

fonte: italnews.info

lunedì 29 dicembre 2014

Furto di dipendenti: investigazioni lecite da parte del datore di lavoro?



Ritengo che sia l'ennesima Sentenza della Corte di Cassazione che permette sempre più di prendere atto che l'attività investigativa, svolta da Investigatori Privati autorizzati, risulta essere sempre più necessaria per far valere un proprio diritto in sede giudiziaria.
Nella mia attività di Investigatore Privato a Roma infatti mi è capitato in più di una occasione di avere a che fare con attività investigative del genere. Spesso è capitato di cogliere sul fatto dipendendi che effettuavano veri e propri furti, sia ai danni del datore di lavoro che ad altri dipendenti.
Massimiliano Altobelli - Investigatore Privato Roma






Furto di dipendenti: investigazioni lecite da parte del datore di lavoro?



E’ lecito l’impiego di investigatori privati per la tutela del patrimonio aziendale?
La sentenza della Corte di Cassazione n. 25674, del 4 dicembre 2014, si inserisce in un solco tracciato da un orientamento ormai consolidato che ritiene leciti i controlli datoriali effettuati a mezzo di agenzia investigativa per verificare gli illeciti del lavoratore che non riguardino il mero inadempimento della prestazione, ma incidano sul patrimonio aziendale.
E’ quindi legittimo il licenziamento intimato per giusta causa alla cassiera sorpresa da investigatori, appositamente ingaggiati dal datore che nutriva dubbi, a sottrarre somme non contabilizzate.
Nel caso di specie è stata, altresì, ritenuta non sproporzionata la sanzione espulsiva a causa della reiterazione del fatto (le somme erano state sottratte due volte a distanza di sole 48 ore) e delle funzioni particolarmente delicate e di responsabilità dell’addetta alla cassa: elementi che fanno venir meno il legame fiduciario.
Sul punto occorre ricordare che gli articoli 2, 3 e 4 dello Statuto dei lavoratori pongono dei limiti al potere di controllo del datore di lavoro, rispettivamente, per la tutela del patrimonio aziendale effettuato tramite le guardie giurate, al controllo della prestazione lavorativa da parte del personale di vigilanza e al controllo “occulto” ovvero da remoto effettuato tramite impianti audiovisivi o altre apparecchiature. Nella sentenza in commento la Suprema corte, confermando quanto deciso lo scorso marzo con un’altra sentenza in materia di controllo sull’utilizzo improprio dei permessi di cui alla legge 104/1992* (Cassazione 4 marzo 2014, n. 4984), ha statuito che gli articoli 2 e 3 dello Statuto dei lavoratori, pur delimitando la sfera d’intervento di persone preposte dal datore di lavoro a difesa dei propri interessi – e cioè per scopi di tutela del patrimonio aziendale (articolo 2) e di vigilanza dell’attività lavorativa (articolo 3) – «non precludono il potere dell’imprenditore di ricorrere alla collaborazione di soggetti (quale, nella specie, un’agenzia investigativa) diversi dalla guardie particolari giurate per la tutela del patrimonio aziendale, né, rispettivamente, di controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, ai sensi degli articoli 2086 e 2104 del codice civile, direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica», atteso che il controllo dell’agenzia investigativa «deve limitarsi agli atti illeciti del lavoratore non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione».
Conseguentemente, la Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento sul presupposto che, nel caso in esame, si era «trattato di controlli diretti a verificare eventuali sottrazioni di cassa» e quindi diretti a salvaguardare il patrimonio aziendale.

fonte: camminodiritto.altervista.org