lunedì 22 settembre 2014

«Fa ancora la squillo, toglietele la figlia». Scoppia la guerra legale,



Nella mia carriera di Investigatore Privato a Roma, mi è capitato in più occasioni di svolgere indagini ed accertare che la persona "oggetto di investigazioni" si prostituisse.
La questione è molto delicata in quanto si può essere scandalizzati o meno, approvare o meno, disgustati o meno, ma chi può realmente dire se la persona interessata sia una buona madre o meno??

In un caso mi è capitato di assistera ad un Giudice, dopo aver appurato che la "professione" svolta dalla persona si svolgeva in orari in cui la figlia era a scuola e quindi all'oscuro di tutto, ha sentenziato che per la Legge era da considerarsi una madre come le altre.

Io francamente non posso che essere d'accordo in quanto, capisco che sono situazione delicate e moralmente discutibili, ma l'aspetto genitoriale andrebbe valutato semplicemente nel rappoorto con il minore ed ad esclusiva tutela di quest'ultimo. 

Prima di tutto quindi valutare cosa sia oggettivamente meglio per il minore.

Seguebndo infatti la linea di pensiero che una "prostituta" necessariamente non sia una buona madre, dovremmo anche accettare l'idea che un padre con l'amante non sia un buon padre..

E come la mettiamo con quelle donne che non si fanno pagare in denaro, ma "la danno" per fare carriera, per avere un obbiettivo lavorativo,. ecc. anche loro non sarebbero buone madri..

Anche ovviamente un padre che viene "beccato" con una prostituta, di conseguneza dovrebbe perdere il figlio in quanto non è un buon padre..

Si molte persone direbbero che così dovrebbe essere, ma la "famiglia del mulino bianco" non mi sembra essere attualmente molto diffusa..quindi.. valutiamo le singole situazioni tenendo conto che linteresse primario "E' IL BENE DEL MINORE" e tutto il resto è secondario.

Massimilano Altobelli - Investigatore Privato




«Fa ancora la squillo, toglietele la figlia». Scoppia la guerra legale.



L’accusa: «Andò via di casa per prostituirsi ancora»
La difesa: «Picchiata e costretta ad andarsene»
«È una madre immorale alla quale va tolta la potestà sulla figlia. Ha abbandonato il domicilio domestico nel padovano per prostituirsi. Ha così tenuto un comportamento contrario all’ordine e alla morale della famiglia, sottraendosi agli obblighi di assistenza genitorialeche ha così fatto mancare alla figlioletta di 16 mesi»: sono queste le accuse che che la Procura di Padova, sulla base della denuncia di un operaio 39enne di Padova, ha mosso a un’ungherese 40enne che abita tra Montebelluna e Volpago. Un caso complesso che ha fatto scattare una serie di procedimenti giudiziari in sede penale e civile che hanno però fatto emergere una verità perlomeno diversa da quella denunciata dall’operaio.
I processi sono l’amaro epilogo di una storia d’amore da libro Cuore. L’operaio incontra l’ungherese a inizio degli anni Duemila. Lei fa la squillo. I due s’innamorano. Poi vanno vivere insieme. Lei lascia la professione più vecchia del mondo. Dallo loro relazione nasce una bimba.
A quel punto, per problemi economici, i due vanno a vivere nella casa dei genitori dell’operaio. Ma la convivenza tra l’ex squillo e la suocera diventa ben presto un calvario. La 40enne ungherese è costretta ad andarsene. Lei non ha un soldo in tasca e per qualche mese riprende l’antica professione. Poi scopre che l’ex compagno vuole toglierle la figlia. Chiede consiglio all’avvocato Paolo Salandin che promuove una serie di azioni che bloccano l’iniziativa dell’ex compagno. Ne esce così il ritratto di una storia a tinte fosche: «La donna ungherese – spiega il legale – venne picchiata e costretta ad andarsene, senza un soldo di casa. Si è sempre occupata della figlia che ama. Vuole continuare a farle da mamma. Nel frattempo – conclude – ha trovato un lavoro e si sta costruendo un futuro sereno». Un futuro, anche dopo le prime decisioni giudiziarie, che potrebbe tornare sereno per la 40enne: da donna degenere a buona madre.
Fonte: Il Gazzettino